frantumi

da quaderni, agende, foglietti, margini di libri di Pasquale Cacchio
(1975-2020)

  1.  Cassandra non sarà mai creduta, ma oggi non può farsi neanche ascoltare.
  2. ­ Di fronte a un pericolo il gatto e la mantide reagiscono allo stesso modo, soffiando e inarcandosi di quarto.
  3.  Neppure un cataclisma universale lo disabituerà alle macchine.
  4.  Finora abbiamo calcolato la distanza che ci separa dagli animali, è ora di calcolarne la vicinanza.
  5.  ­Come una rosa blu, aberrazione della natura.
  6.  ­­In una manciata di tempo sono saltati i sistemi di difesa degli insetti, per milioni di anni, Silvio, non erano mai morti a zampe per aria su una piastrella del bagno.
  7. ­ Ormai si vive per sentito dire.
  8. ­ Anche tra i giornalisti qualche Giuseppe D’Arimatea.
  9.  ­Una ventata di jazz e la cosiddetta musica classica riprende fiato.
  10.  ­Visto che non riescono a essere nobili, si comprano le loro ville.
  11.  Il blues, ultimo rimasuglio di culture scomparse, da sottofondo per spogliarelli e film polizieschi.
  12.  Una Saffo cristiana? Un’ebrea, Simone Weil.
  13.  Chissà cosa mangiano le farfalle notturne. Da giorni ne ho una immobile sulla tenda.
  14.  Un ricco veniva sepolto con le sue ricchezze, adesso neanche l’orologio al polso.
  15.  Dio s’è fatto parola, parola di Stato.
  16.  Come si fa con una giornata senza notizie?
  17.  Ai bambini le caramelle, ai vecchi la pensione, così stanno quieti.
  18.  Si vanta della sua prestanza sessuale, ma potrebbe vantarsene anche una cavalletta.
  19.  Lo Stato provvede a tutto in cambio di tutto il resto.
  20.  Il greco non è riuscito a immaginare un macello per il Minotauro.
  21.  La cultura non viene più trasmessa di padre in figlio ma di notizia in notizia.
  22.  Un eremita al quinto piano di un condominio.
  23.  Ha scoperto un’ideuzza e la riscopri in ogni sua nuova pubblicazione.
  24.  Per un mondo più comodo ci troviamo in un mondo più brutto.
  25.  Platone amava belle menzogne, noi brutte verità.
  26.  Cacciato il confessore dalla porta, è rientrato dalla finestra travestito da psicanalista.
  27.  Crediamo più alle notizie che ai nostri cinque sensi.
  28.  Tutti in prigione, liberi di discutere su come arredare la cella.
  29.  Si pensa di cambiare le cose cambiandone i nomi.
  30.  Per guadagnare tempo si perde spazio.
  31.  Il luogo comune ti risparmia quel minimo di riflessione che richiedeva il proverbio.
  32.  Siamo liberi di esprimere opinioni, non sentimenti.
  33.  Riusciremo a programmare tutto, non i sogni.
  34.  Se ora la parola si fa carne, è carne da macello.
  35.  L’acqua di Talete non è l’H2O
  36.  Costui conosce anche il pensiero del più grande critico dantesco della Papuasia.
  37.  Scrittori con contenuti senza forme (pietre, gemme, patate) e scrittori con forme senza contenuti (bottiglie, cestini, vassoi).
  38.  L’occidente alla ricerca, l’oriente al riconoscimento del vero.
  39.  Il naso finirà per sentire solo puzza di sigarette.
  40.  Le nostre azioni non fanno più notizia.
  41.  Si son fatti un pubblico tra gli operai, ma frequentano i salotti dei padroni.
  42.  Il concetto di progresso, ottimo paravento per gli affari.
  43.  È tanto cristiano da non sembrarlo. Bloy. Bernanos.
  44.  Ci sono qui bambini che additano re nudi?
  45.  A un assetato di giustizia viene data a bere una nuova legge.
  46.  La voce che esce dal coro non viene più internata, le viene tolto il microfono.
  47.  Innaffio le piante e rovino la tela al ragno sbigottito per quel nuovo tipo di temporale.
  48.  Persa la fede, la speranza e la carità, ci resta la fiducia nella scienza, che però non è una dea.
  49.  Per punizione non avranno favole da raccontare ai bambini.
  50.  Da paradiso terrestre a pattumiera della Via Lattea.
  51.  Appena ascolta una nuova opinione se ne fa una.
  52.  Fai di Pasolini un letterato ed è subito innocuo.
  53.  Parchi notturni per lucciole e stelle.
  54.  Abbiamo potere sul codice genetico degli animali, ma abbiamo perso le parole che usavamo per avvicinarli.
  55.  La sola parola vacanza m’infuria.
  56.  Appena si aggiorna si deve aggiornare.
  57.  Ci hanno tolto tutto per ridarcelo a pagamento.
  58.  La scienza è ora basata sul principio del vediamo-cosa-succede-se.
  59.  Le stelle sono state derubate dei loro antichi nomi australi.
  60.  Mai l’arte ha funzionato così bene.
  61.  Si suicidavano i ragazzini in altre società?
  62.  I logici antichi e moderni si sono dannati una vita per cercare le forme del corretto ragionamento e guardate con quali risultati.
  63.  Le trivellatrici non hanno trovato i mostri che dormono nelle viscere della terra, non hanno scavato abbastanza.
  64.  Tra i vermi che divorano il formaggio c’è libertà, uguaglianza e fratellanza.
  65.  L’educazione tende agli stessi apprendimenti degli stessi insegnanti per gli stessi alunni delle stesse scuole con gli stessi obiettivi.
  66.  Per vendere forchette bisogna disabituare la gente a mangiare con le mani.
  67.  Con lo stesso tono di voce la notizia di un cataclisma quanto dell’ultima marca di saponette.
  68.  Tutto organizzato, qualunque posto occupi sei rimpiazzabile con un altro.
  69.  Mica lo scopo della terra era un’unica specie!
  70.  Neanche l’orgoglio di rifiutare la cravatta.
  71.  I politeisti avevano pietre, fiumi, monti, piante e animali divini, i monoteisti li sacrificano al loro unico e vero Dio.
  72.  Libertà di quale pensiero?
  73.  A tutto si abitua l’uomo, a puzze, rumori e spettacoli orrendi ma non i suoi sogni.
  74.  In carcere potevi scrivere un Don Chisciotte, ma ora a un Cervantes negano carta e penna.
  75.  Animali programmati ai fini della produzione industriale.
  76.  La musica sacra, nata tra odori d’incenso, odora adesso di abiti da sera.
  77.  Donne che aspirano a occupare posti di cui gli stessi maschi dovrebbero vergognarsi.
  78.  In banche e supermercati il silenzio riservato una volta ai luoghi sacri.
  79.  A che serve cercare ragioni alla fine dei tempi?
  80.  Liberi in tutto, eccetto in ciò che una volta era considerato necessario.
  81.  Con la sensibilità di un Leopardi sei preso per uno psicolabile.
  82.  Perfino tornare in polvere è diventato costoso.
  83.  Nelle case dei contadini c’era una piccola entrata per i gatti, la gattaiuola.
  84.  L’attore non sa più imitare voci e sguardi di dei.
  85.  Riesci finalmente a intravvedere una stella tra i lampioni notturni ed è un satellite artificiale.
  86.  Ovunque, in ogni continente, limiti di proprietà.
  87.  Basta una diga a spazzar via un ambiente di milioni di anni.
  88.  Il bambino che addita il re nudo è un maleducato.
  89.  Ultimo sussulto il Sessantotto.
  90.  L’opinione pubblica al posto dei miti!
  91.  Dormono ancora, Alcmane, le cime dei monti?
  92.  La voce che grida come canna del deserto è sfiatata.
  93.  Lascerà qualcuno di voi una memoria orale?
  94.  La storia è diventata l’album di famiglia della borghesia.
  95.  Nulla più con le proprie mani.
  96.  Ciò che resta di bello sarà messo in commercio.
  97.  La ragione è l’istinto dell’uomo, Dio non ha bisogno di ragionare.
  98.  Ti assicurano di aver debellato le malattie del passato per prepararti a quelle del futuro.
  99.  In milioni di anni nessun essere vivente era morto stritolato, crivellato, frantumato, fuso, polverizzato, schiacciato in un attimo, mai la natura aveva prodotto una morte violenta quanto la macchina.
  100.  Quelli un passato felice, noi un futuro felice, quelli l’età dell’oro, noi il progresso.
  101.  Ai polli è stato tolto il diritto di raspare il terreno, ai maiali di rotolarsi nel fango, agli asini di esistere.
  102.  Conosciamo un infinitesimo di tempo e di spazio e siamo sicuri di aver scoperto la struttura della materia.
  103.  Abbiamo un enorme potere sulla natura ma senza gusto.
  104.  Il jazz sopravviverà come musica accademica.
  105.  Dopo la pace universale non si daranno pace.
  106.  Non c’è nulla in cui credere, così si crede all’ultima stramberia offerta dalla tecnologia.
  107.  La sua penna è una piuma tanto leggera da non toccare le cose.
  108.  Se l’anima non fosse immortale non sapremmo che farsene.
  109.  Il saggio sa meglio le cose che non sa.
  110.  Anche la cicala vorrebbe campare in eterno.
  111.  Il regista fa in modo che l’attore non capisca quello che fa e non faccia quello che capisce.
  112.  Il sangue dei martiri non è più fertile, va a finire sull’asfalto.
  113.  Il poeta si è liberato di metro e rima per diventare schiavo delle mode letterarie.
  114.  I nostri riti sono il minuto di silenzio.
  115.  Con quei cosi lì, come si chiamano, pensiamo di star meglio degli antichi.
  116.  Stavano peggio di noi, ma cantavano e fischiavano tutto il giorno.
  117.  I sogni dei chirotteri a testa in giù.
  118.  Mentre brucia la casa estetizza sulla bellezza del fuoco.
  119.  L’arte ha perso il delirio delle muse.
  120.  Come se potesse esistere una specie felice a spese di tutte le altre!
  121.  Le donne sorridono dei timidi, proprio di coloro che affollano i loro sogni.
  122.  Nietzsche viene lucidato dai suoi detrattori.
  123.  Non è tempo di dettagli, è tempo di andare al sodo, senza stile.
  124.  L’occidente vuole conoscere, l’oriente anche ignorare.
  125.  Nello stesso istante miliardi di persone la stessa notizia, lo stesso commento, la stessa opinione.
  126.  Deridiamo la vita dei primitivi, noi non abbiamo neanche quella.
  127.  Le parole erano cose, ora le cose sono parole.
  128.  Lo schiavo poteva guardare il padrone negli occhi, noi non sappiamo chi è né dove abita.
  129.  Non abbiamo una pace individuale e invochiamo quella universale.
  130.  Con la sua vocina e le sue tettine per promuovere un nuovo prodotto, siamo nel Kali Yuga.
  131.  Una sventura, una carneficina, nulla è oggetto di tragedia.
  132.  Passano la vita ad accumulare, ma hanno sempre meno di quelli che hanno di più.
  133.  Pascal abbandona quella scienza che per Cartesio era tutto.
  134.  Non abbiamo, nessuno di noi, conoscenze veramente nostre da trasmettere ai figli.
  135.  Mai era giunto a tanta superstizione, ignoranza, empietà, menzogna, cattivo gusto, e presume di aver raggiunto una civiltà superiore a tutte le altre.
  136.  Quegli aggeggi sarebbero utili se rappresentassero non solo la loro vita ma anche la loro morte.
  137.  Contro ogni scuola: Dio è un autodidatta.
  138.  Eccolo il nostro musicista, non sa suonare ciò che compone né sa comporre ciò che suona.
  139.  L’alchimia in cerca della pietra filosofale, la chimica dell’elisir di lunga vita.
  140.  Il più a lungo possibile una vita insignificante.
  141.  Il pensiero della morte va rimosso con una vacanza.
  142.  Non è l’unico animale sempre in calore?
  143.  Messo a tacere il rumore del vento, il tuono scuote per qualche istante l’orecchio assordato.
  144.  Terremoti e disastri ambientali, occasioni per esibire i mezzi di soccorso più che per soccorrere.
  145.  Preferiremo che manchi l’aria e l’acqua piuttosto che l’elettricità.
  146.  La politica, gestione degli affari borghesi.
  147.  Opinioni su tutto e sul contrario di tutto, in modo che ogni opinione valga quanto l’opposta.
  148.  Il concetto di progresso ha la massima comprensione e la minima estensione, come il concetto di Dio.
  149.  A recita hanno ridotto il teatro, a farsa il jazz.
  150.  Libertà di pensiero, anche il più ripugnante, purché non si metta in discussione la libertà di mercato.
  151.  Pitagora accusato da Eraclito di occuparsi troppo della conoscenza.
  152.  Già Esiodo lamentava l’ingratitudine dell’uomo nei confronti della madre terra, perfino il Corano.
  153.  L’arte ci riconciliava con la natura, adesso ne è un surrogato.
  154.  Chi sceglieva una vita contro corrente destava meraviglia, ora è un esempio pericoloso, da isolare ed emarginare.
  155.  L’opinione pubblica è quella di chi ne ordina i sondaggi.
  156.  Accettiamo ogni forma di aberrazione, non quella che il dio scatena nei pazzi, così lo domiamo coi farmaci.
  157.  Ciò che funziona non vive e ciò che vive non funziona.
  158.  Scoppiasse l’atomica, il programma va avanti tra una pubblicità e l’altra.
  159.  Non esperienze di vita ma di notizie.
  160.  Galileo aveva ancora un po’ di umiltà nell’accostarsi ai segreti della natura.
  161.  Con pudore denudavamo la madre terra, con impudenza la sventriamo.
  162.  Le sorti della terra seguono l’andamento della borsa.
  163.  Un fuggi fuggi verso dove c’è un fuggi fuggi.
  164.  Se in un grosso artista serpeggia qualche dubbio, glielo dissolvono con un premio più grosso.
  165.  Appena scopri che sa scrivere bene, non scopri nient’altro.
  166.  Abbiamo capito che non siamo al centro dell’universo. Capiamo che non siamo neanche al centro del tempo geologico?
  167.  Non li prendono a schiaffi, li bocciano.
  168.  La festa dell’uomo è adesso un reato contro la festa della natura.
  169.  Piacere senza gioia, attenuazione del dolore senza sollievo.
  170.  A questo punto anche gli insetti aspettano il redentore.
  171.  Ormai la morte riguarda solo chi muore.
  172.  Il linguaggio matematico fa apparire più profonda la scienza, così la scienza lo usa anche quando non è necessario.
  173.  I lampioni notturni m’impediscono di guardare le stelle e Confucio mi dice di non protestare, bensì di accendere un lume.
  174.   La legge serve a legalizzare i reati borghesi, non a punirli.
  175.   Li addestrano a parlare senza muovere un dito.
  176.  La terra era stanca e produsse l’uomo.
  177.  L’albero della conoscenza è invecchiato, sta cacciando i succhioni della conoscenza scientifica.
  178.  Per l’economia della madre terra un cerambice è più intelligente di un uomo.
  179.  Il saggio imparerà l’arte dell’ira.
  180.  Popolato di sogni era il sonno dei gattini.
  181.  Per scandagliare la psiche Freud lancia sonde, Dostoevskij si tuffa.
  182.  Significato di una parola era chi la diceva.
  183.  Fabre non aveva bisogno di strumenti scientifici.
  184.  A Cristo bastava un po’ di buon senso per non finire in croce, ma sapeva che il buon senso è una virtù borghese.
  185.  Per non sporcarsi le mani di sangue animale usa le macchine per trafiggere, sgozzare, squartare, tagliare.
  186.  Era l’essere più pensoso della terra, adesso il più spensierato.
  187.  Mentiscono e smentiscono la stessa notizia in modo che la menzogna faccia più notizia della smentita.
  188.  Massacri e assassini, ordinaria amministrazione dello Stato.
  189.  Rimpiangiamo la natura ma non rinunziamo alla vita cittadina.
  190.  Lo schiavo non godeva dei diritti umani, ma non lavorava in fabbrica.
  191.  L’uomo potrà anche colonizzare il sistema solare, ma si troverà spiazzato al canto di un gallo.
  192.  La mantide ondeggia con le foglie al ritmo del vento.
  193.  Un eroe o un santo passa inosservato.
  194.  Un mondo di soli pioppi o di soli cavalli, era questo il fine del moltiplicatevi e calpestate la terra?
  195.  Non la petulante gazza, non il sentimentale elefante, solo l’uomo pareva destinato alla divinità.
  196.  Intubiamo l’acqua impedendole di dissetare la terra.
  197.  C’è più sapienza nel coleottero che fa scaldare le elitre prima di prendere il volo o nel ragno che raccoglie la tela al primo tuono che in un funzionario di banca.
  198.  Sterminate popolazioni sterminate.
  199.  Dopo essersi liberato della natura, degli dei, dei miti e dei misteri, l’uomo può fare di sé ciò che vuole.
  200.  Incarnazione di qualche dio ritardatario prima di abbandonare la terra, Frank Zappa.
  201.  In mano all’uomo la sorte di ogni altro essere vivente.
  202.  Più facile aver pietà di una formicuzza ferita che di un formicaio in fiamme.
  203.  Nuove forme per non dire nulla, ecco la nostra arte.
  204.  Se gli accademici da cui si difendeva Galileo erano ridicoli, ancora più ridicoli gli scienziati attuali quando si rifiutano di pronunziarsi su questioni che valicherebbero i confini della propria disciplina.
  205.  La scommessa di Pascal? Vale anche al contrario.
  206.  Rilke non scrive, sussurra.
  207.   Finita ogni memoria orale.
  208.   Viviamo più a lungo di un insetto, che ha però antenati molto più antichi dei nostri.
  209.   Comunione dei santi, eterno ritorno, tutto è stato detto.
  210.   Antichi nomi a merce da macero.
  211.   Anche se dagli esperimenti sugli animali otteniamo conoscenze, sono conoscenze brutte.
  212.   Il logos si è fatto carne, infine notizia.
  213.   Non sempre il ragionamento è ragionevole, può giustificare qualsiasi corbelleria.
  214.   La notte non è più il riposo del giorno, è il suo rimprovero.
  215.   La scienza si è trasformata in linguaggio sulla tecnologia.
  216.   La scienza finisce col creare gli oggetti della propria conoscenza.
  217.   Sdegnato accettava il cibo l’assiuolo.
  218.   Misuriamo l’intelligenza degli animali con la nostra.
  219.   Atrofizzata ogni sensibilità, percepiamo solo il grossolano.
  220.   Non più per un bene superiore ma per un male inferiore.
  221.   Per riprenderci la vita dovremmo iniziare da uno smantellamento generale.
  222.   Ma pure il Neanderthalensis sapeva fare osservazioni scientifiche!
  223.   Nel formicaio si continua a trasportare cibo e uova bianche mentre sta per giungere la ruspa.
  224.   Potevamo parlare con pietre e insetti.
  225.   Preferiscono un colpevole per bene a un innocente che sbraita, un bugiardo posato a una persona schietta che parla con foga.
  226.   Non contano neanche i sistemi di difesa di cuccioli e pulcini.
  227.  Non più norme interiori, tutto è ammesso, purché non infranga una legge dello Stato.
  228.  Il nido di un uccello è collaudato più a lungo del cemento armato.
  229.  Nera e bianca la cacca della gazza, nera e bianca come la sua livrea.
  230.  L’uomo si è accorto di essere la più potente specie terrestre, non di essere l’ultima arrivata.
  231.   Meglio mercante in Africa che poeta in Europa.
  232.  Persino lo scorpione ha paura del formicaio.
  233.  Li costringono a dormire in fretta dopo averli costretti a lavorare in fretta.
  234.  Si promuovono i più utili, non i migliori.
  235.  Insomma, i cuccioli imparano a combattere col gioco, proprio come i cuccioli d’uomo con le armi giocattolo.
  236.  Swift, questo rondone che, dicono, dorme in volo.
  237.  Ti loda un Göthe? Non ti fidare.
  238.  Non interessa il malato ai nostri medici ma la sua malattia.
  239.  Un’epoca di chiavi.
  240.  L’industriale non mangia le proprie scatolette.
  241.  Gli uomini del paleolitico vengono ricordati meglio dagli antichi miti che dagli archeologi.
  242.  Chi subisce un torto deve mantenere la calma, altrimenti ha torto.
  243.  La fame di giustizia viene considerata una patologia.
  244.  Il nomade Abele e il cittadino Caino.
  245.  L’uomo è meno uomo di quanto un gufo è un gufo.
  246.  La Grecia conserva odori di civiltà millenarie.
  247.  Dovremmo avere la penna di Artaud per urlare.
  248.  L’abito non fa il monaco, fa il borghese.
  249.  I migliori filosofi conoscono il metro e la rima.
  250.  C’è qualche poeta tra i nostri scienziati?
  251.  La cura dell’insonnia era dormirci sopra.
  252.  La scienza è sospetta, non ama i propri oggetti. Si conosce solo ciò che si ama.
  253.  Lo scibile è diventato scientifico, quando la scienza era la parte più prosaica dello scibile.
  254.  A forza di inventare nuove parole, la scienza non saprà come pronunziarle né a chi rivolgerle.
  255.  Il sesso è monotono senza i dardi del dio.
  256.  Per quanto più ignorante, Plinio è meno noioso di un Newton.
  257.  La scienza non entra in confidenza coi propri oggetti come Fabre con uno Sphex.
  258.  A una donna la prima colpa ma prima ancora a un animale.
  259.  Non è una vita d’arte se non è anche un’arte di vita.
  260.  Il numero è divino, il calcolo umano.
  261.  I valori non erano solo valori umani.
  262.  Scegliere una vita da eremita non era segno di un fallimento.
  263.  Una vita naturale viene considerata aberrante e una vita aberrante naturale.
  264.  Grossolane semplificazioni della scienza fatte passare per leggi della natura.
  265.  Giocattoli da pattumiera i nostri prodotti, neanche il tempo di affezionarsi.
  266.  Meglio in pasto agli avvoltoi che sepolto in cimitero.
  267.  Quando non c’erano specchi ci si specchiava negli altri.
  268.  La scienza presume di rivelare il recondito. Non sa che certe gemme perdono lucentezza se esposte alla luce.
  269.  Il passato viene denigrato in modo che le nuove generazioni pensino di vivere nel mondo migliore.
  270.  La scienza è diventata una pratica che, per darsi un contegno, formula teorie scientifiche.
  271.  Il gatto si struscia alle tue gambe e per costoro sta delimitando il proprio territorio.
  272.  L’ingiustizia diventa giusta con un provvedimento legislativo.
  273.  Più scopi dell’uomo ha adesso una gazza che raccoglie pezzi di vetro.
  274.  Se per conoscere abbiamo bisogno di alte tecnologie, o può conoscere solo chi può accedervi o le conoscenze che se ne ottengono sono sospette.
  275.  È incappato nello 0,3 per cento delle cause di morte.
  276.  L’arte aveva bambini e ignoranti dalla propria parte.
  277.  Uno stuzzicadenti in punto di morte. Jarry.
  278.  Il guerriero non faceva cruciverba prima della battaglia.
  279.  Abbiamo solo conoscenze finanziate.
  280.  Con Platone nacque l’idea di uno Stato giusto, quando già Aristofane se la rideva.
  281.  Col rendere tutto opinabile abbiamo disarmato il pensiero.
  282.  Dice e non dice, così sarà punito sia per ciò che dice che per ciò che non dice.
  283.  Appena si trova di fronte a concetti non quantificabili la scienza inizia a delirare.
  284.  L’autocoscienza in sogno, il ragionamento in sogno, molto più lucidi che da svegli.
  285.  Si fanno esperimenti sulle malattie e sulla morte degli animali, più che sulla loro vita.
  286.  Noè salvò pure gli animali inutili.
  287.  Basta il vocabolario di un bambino per esprimere pensieri profondi.
  288.  Efferati delitti in nome di Dio, ora in nome dello Stato.
  289.  Non ha nulla da dire, ma lo dice con arte.
  290.  Göthe e Shakespeare fanno apparire profondi i luoghi comuni.
  291.  È una Sfinge, bisogna saperlo interrogare Kleist.
  292.  Basta comportarsi come tutti gli altri per continuare a offendere la terra.
  293.  Il frutto migliore della terra subito marcio.
  294.  Buñuel dice continuamente qualcosa e costoro lo prendono per un bambino che si ficca il dito nel naso davanti a signore per bene.
  295.  Ci sono sempre stati despoti e tiranni, ma adesso hanno la bomba atomica.
  296.  I diritti umani del Neanderthalensis.
  297.  Hanno talmente poco da dire che discutono animatamente su come dirlo.
  298.  Tutta l’etica in funzione dell’uomo, le stelle si sentono offese.
  299.  I cosiddetti primitivi riuscivano a pensare cosa ne pensasse un giaguaro. Grazie Lévi-Strauss.
  300.  La macchina sostituisce il sudore della fronte, ma poi bisogna sudare in palestra.
  301.  Dio è impotente contro gli incendi del mio boschetto.
  302.  Così saremmo noi a dar senso a galassie e ammoniti quando non sappiamo dare loro un bel nome.
  303.  Se il Big Bang ci apparisse in sogno, sarebbe meno ridicolo.
  304.  Anche se avessimo leggi giuste per tutti gli uomini, sarebbero ingiuste per il Cervus lucanus.
  305.  La scrittura serve a dimenticare più che a ricordare.
  306.  Non era l’America l’Atlantide?
  307.  Puoi imbrogliare mentre componi, non mentre improvvisi.
  308.  Un’unica cultura per un unico mercato e un unico mercato per un’unica cultura.
  309.  No, non puoi farne un soggetto artistico, quindi meglio i ghirigori e le macchie di colori dell’arte astratta.
  310.  Nessun animale è volgare.
  311.  Lo Stato protegge l’industria dei chiodi anche se non c’è nulla da inchiodare.
  312.  Non possiamo scegliere una nostra vita o una nostra morte e ci riteniamo più liberi che nel passato.
  313.  La storia veniva tramandata, ora viene documentata, anche con documenti falsi.
  314.  Esperimenti sugli animali come anticamera degli esperimenti negli ospedali.
  315.  In caso di pericolo il pulcino di cornacchia schiocca il becco come assiuoli, civette e la lingua i pipistrelli.
  316.  Il gusto, non l’opinione, unisce le masse.
  317.  Visto che è maleducato urlare, urlo in pensiero.
  318.  Ormai viviamo più nei sogni che da svegli.
  319.   Cartesio. Era tempo di chiedersi qual è la cosa più importante e si chiede qual è la più certa.
  320.  Più facile controllare miliardi di persone con gli stessi gusti che una decina di persone con gusti diversi.
  321.  Chi dà tutto per nulla è diventato sospetto.
  322.  Di fronte a nuove situazioni anche l’uomo, come gli animali, continua a comportarsi secondo istinti ancestrali.
  323.  Stiamo coinvolgendo piante e animali nella nostra morte innaturale.
  324.  Un contadino del Medio Evo aveva più conoscenze di un impiegato attuale.
  325.  La scienza ammette di non avere conoscenze definitive, ma intanto ridicolizza le altre forme di conoscenza.
  326.  Non possiamo ridurre il mondo a ciò che riusciamo a dire di esso.
  327.  Esperienze condivise? Di condiviso abbiamo solo opinioni, notizie, canzonette e spot pubblicitari.
  328.  Libertà di pensiero tra dieci tipi di pensiero dominante.
  329.  Il giornalista, il nostro scriba e il nostro prete, l’artista, il nostro giullare di corte.
  330.  L’erba non cresce al passaggio dell’industriale.
  331.  Anche una marionetta è impudica senza vestiti.
  332.  Il dolore umano ha perso dignità.
  333.  Il progresso, il nostro Anticristo.
  334.  Chi si oppone al sistema è trattato peggio di un criminale.
  335.  Non comprendono nulla ma spiegano tutto.
  336.  Con le loro impronte di fossili le pietre sono più vive di noi.
  337.  Forse nei sogni ripercorriamo antichissime forme di sensibilità e di intelligenza.
  338.  Meglio peccatori nel confessionale che malati nello studio di uno psicanalista, meglio penitenti che truffati.
  339.  Nel gregge non si conta, si viene contati.
  340.  Tutte le conoscenze scientifiche non fanno le conoscenze musicali di un Bach.
  341.  Solo le conoscenze scientifiche possono essere antiquate.
  342.  Potrebbe anche avere un’intelligenza superiore, ma sa curare la prole meglio degli altri animali?
  343.  Le leggi scientifiche non sono sufficienti a spiegare il mimetismo di piante e animali.
  344.  Ha forse la specie umana assistito alla comparsa di nuove specie viventi? Assiste a estinzioni.
  345.  In nome di che razza di scienza tagliano le antenne agli insetti?
  346.  Non c’è un dove e un quando nell’orgasmo della donna, c’è un come.
  347.  Vogliono guarire i mali di una società malata dei loro mali.
  348.  L’unica cosa saggia che sa dire è, in punto di morte, “sono fregato”.
  349.  La storia è adesso innocua, non è l’album di famiglia della borghesia?
  350.  Plinio ricorda, prima dei geologi, il Mediterraneo come un lago separato dall’Atlantico.
  351.  Volgarità in chi nega Dio, presunzione in chi lo dimostra.
  352.  L’isola di Pasqua conserverà più memoria di New York.
  353.  Sei indignato e ti prendono per un frustrato.
  354.  Antiche conoscenze fatte passare come conquiste della scienza attuale.
  355.  Chissà se giocando col gatto non sia il gatto a giocare con noi, come dice Montaigne.
  356.  Non giocano gli animali in gabbia.
  357.  Scrivendo col dito sulla sabbia puoi inventare un nuovo sistema matematico.
  358.  Siamo in troppi, così non ci accorgiamo se manca qualcuno di noi.
  359.  Se la scienza antica poneva problemi, la nostra verifica certezze effimere, le cosiddette ipotesi.
  360.  È una grande vergogna spargere il sangue e divorare le belle membra di animali ai quali è stata violentemente tolta la vita. Empedocle.
  361.  Costa sempre più il mezzo di produzione del prodotto.
  362.  Cristo ha sostituito il proprio sacrificio a quello degli animali, così i cristiani hanno inventato i macelli.
  363.  Secondo costoro una pietra è più vuota che piena, il che non influisce sul comportamento di chi lancia sassi.
  364.  Non abbiamo la libertà di fare i sogni che vogliamo, doni ineludibili di Giove.
  365.  Crimini a colpi di carta bollata e a norma di legge.
  366.  L’arte è ancora viva, cresce come la barba di un cadavere.
  367.  La loro visione del mondo è condizionata da ciò che hanno deciso di conoscere.
  368.  Sfortunato il cane, in simbiosi con un essere come l’uomo.
  369.  Come mai il cane abbaia contro le ruote delle macchine?
  370.  Esiste un’enciclopedia sui capitalisti e i loro affari?
  371.  Diversi i gemiti di un bambino dai pigolii del pulcino che ha perso mamma chioccia?
  372.  Se c’è una sostanza delle cose è nel nome delle cose.
  373.  Possedendo l’atomica puoi essere garbato con tutti.
  374.  Ciò che lascerà la nostra tecnologia sono tracce di morte.
  375.  Della politica occidentale degli ultimi secoli si può parlare solo in termini di insulti.
  376.  A me la parola democrazia fa ridere.
  377.  Il concetto darwiniano di selezione naturale è così generico da farvi rientrare i litigi tra marito e moglie.
  378.  Non è il critico d’arte il nostro piazzista, il nostro banditore e imbonitore?
  379.  I termini scientifici sono la Babele della scienza.
  380.  Ha un capitalista il tempo per raccogliere il pennello caduto dalle mani di un pittore?
  381.  Esisteva al tempo dei Greci l’apologia di reato?
  382.  La tecnologia è più imprevedibile dei fulmini.
  383.  Fino a quando l’operaio avrà opinioni e gusti del padrone, per il padrone sarà una pacchia.
  384.  Visto che la fede nell’immortalità vacilla, ci aggrappiamo alle promesse della scienza, che al massimo può assicurarci una vita più lunga.
  385.  La natura si potrà abituare alle macchine, ma non si sottometterà mai.
  386.  I terremoti sono notizie.
  387.  Basta un blackout e s’inceppa il sistema.
  388.  Furba divisione dei poteri: noi facciamo affari in piena libertà, la legge li consacra, la giustizia li protegge e il potere li impone.
  389.  Se t’incazzi stai male. Ma stai bene se non t’incazzi?
  390.  Che v’importa se voglio morire col sigaro in bocca?
  391.  Abbiamo motivi per affrontare coraggiosamente la morte?
  392.  Non ti è possibile vivere da eremita, occupi suolo pubblico.
  393.  Dopo l’amore il timido ringrazia.
  394.  ’Sti poeti pretendono un’enorme erudizione da parte del lettore.
  395.  Non imbrattiamoci la bocca dei loro nomi.
  396.  Ai millenni bastano le parole di un bambino, al secolo le parole di un vocabolario.
  397.  Alla ricerca di rimedi alla noia e questo lo chiamano arte.
  398.  Non sappiamo assegnare nomi alle stelle.
  399.  Non so che farmene della libertà di pensiero tra gente rincoglionita dai media.
  400.  Il jazz, nato tra odori di terra, di strade, di sigari e birra, è diventato inodore, insapore e incolore.
  401.  I vermi che divorano il formaggio non vedono che vermi.
  402.  Alla ricerca di briciole di giustizia nell’ingiustizia universale.
  403.  Guardate il gattino con quanta curiosità guarda gli insetti.
  404.  Urla schifata alla vista di un insetto, io alla vista di lei.
  405.  La scienza di Aristotele è antiquata, attuali invece le domande di Eraclito e Parmenide.
  406.  Se la conoscenza, Bacone, è potere, il potere non è conoscenza
  407.  Per quanto lo perfezioniamo e lo estendiamo al maggior numero possibile di uomini, l’ambiente artificiale in cui viviamo è un tumore per la terra.
  408.  Se le pulci diventassero potenziali acquirenti dei nostri prodotti, concederemmo anche ad esse la libertà di pensiero, di opinione, di religione e tutti gli altri diritti umani.
  409.  Rimpiangeranno Mingus e Parker.
  410.  Mica scemo Don Chisciotte, da solo contro i mulini a vento!
  411.  Letta l’ultima novità letteraria. L’ho scagliata lungo il pavimento come una pietra a rimbalzare sull’acqua ed è andata a sbattere contro il battiscopa.
  412.  Il ragno subito a riparare la rete dopo il temporale.
  413.  Il nemico non è una persona, è un ismo.
  414.  Non è educato alzare la voce contro i nostri nemici.
  415.  A costoro non interessa la conoscenza scientifica, interessa esibirla come proprietà privata.
  416.  Scandagliare nell’opera di tale artista è come smontare un vecchio elettrodomestico.
  417.  Re, conti, papi, tiranni, condottieri, imperatori, non possedevano il potere che posseggono costoro su aria, acqua, terra e fuoco. Se con quelli ci si poteva rassegnare, con costoro non è possibile una verità, una ragione, un’anima, una speranza, una comunicazione, un contatto qualsiasi.
  418.  Orrendo pubblicare una poesia.
  419.  Non più urla di dolore al defunto, non più singhiozzi al moribondo, già! in ospedale non si può urlare.
  420.  Non vi traballa la terra sotto i piedi, cari filosofi?
  421.  Fino a quando saremo così ottimisti nel mettere al mondo altri esseri umani?
  422.  Ha qualcuno di voi obiezioni contro il segreto industriale?
  423.  Tolto quanto ci ammanniscono i media, non abbiamo nulla da dirci, non abbiamo esperienze comuni su cui conversare.
  424.  Che pena l’Adda senza un filo d’erba lungo la riva.
  425.  Si abituerà il corpo umano alle alte velocità così come si è abituato a mangiare patate? Fino a quando un bambino vomiterà in auto sarà innaturale superare la velocità di un cavallo.
  426.  Neanche la forza di protestare mentalmente.
  427.  Al taglio del nastro non assistono gli angeli.
  428.  Male, molto male, l’artista professore.
  429.  Possiamo dimostrare che ci basta il pane quotidiano per essere più felici di loro.
  430.  Nasciamo e moriamo più o meno come libellule e picchi. Cosa avremmo di tanto diverso da loro oltre la vita e la morte?
  431.  Reliquie di santi ed eroi, adesso di atleti, cantanti e attori.
  432.  Un gatto seduto sul cassonetto dei rifiuti e le stelle a contemplarsi.
  433.  Che libertà di pensiero se non riescono a organizzarsi un viaggio senza l’agenzia?
  434.  Il successo, l’arte asservita al potere.
  435.  Le Muse non danzavano in Accademia.
  436.  Socrate si rifiutava di scrivere.
  437.  Cosa puoi scrivere d’interessante se scrivi per pubblicare?
  438.  O Musil, o veli di donna!
  439.  Mai dirti dove va, perché va, quando va, va talmente che, benché vada quell’insetto strano che m’è entrato in casa, te ne danno solo la classificazione e un nome che se lo pronunzi al bar ti ridono in faccia.
  440.  L’elettroshock è per costoro una cura della pazzia.
  441.  Invece di entrare nelle grazie delle Muse, l’artista odierno le prostituisce.
  442.  Scuole, università, accademie, luoghi di irreggimentazione. La vera scuola sono i media, luoghi di rincoglionimento.
  443.  Quanta gratitudine negli occhi di una donna alla quale hai appena terminato un bel ritratto!
  444.  Accanimento di Nietzsche e Schopenhauer nello svelare quanto Chuang Tze preferisce velare!
  445.  Se usi e costumi di una volta era roba da matti, ora è roba da criminali.
  446.  I Persiani, come ci riferisce Erodoto, prima di discutere affari importanti si ubriacavano.
  447.  In duemila anni di civiltà cristiana non ho trovato un verso a un gattino che, come il mio in questo momento, fa le fusa. La poesia orientale sarebbe stupida.
  448.  Non capisco come nessuno si spaventi alla vista di una macchina, mentre tutti si spaventano alla vista di un insetto.
  449.  La morte è una notizia che riguarda quella degli altri.
  450.  Diogene si sbarazzò della sua unica proprietà, una ciotola di legno, vedendo un ragazzo bere nell’incavo delle mani.
  451.  Non hanno nulla da obiettarti, Leopardi, e se ne escono col fatto che non ti lavavi.
  452.  Per costoro anche Dio è un affare.
  453.  Sorella morte, vieni a prendermi quando vuoi, ma sarebbe un dono morire a causa di un insetto invece che di una macchina o di un cancerogeno.
  454.  Morire a causa di un insetto è già un morire per una causa.
  455.  Da una telecamera non solo difendersi, anche fuggire.
  456.  Non riusciranno a concepire come si possa sedere senza una sedia, cacare senza un cesso e lavorare senza un macchinario.
  457.  Se vuoi fare qualcosa di naturale, ci sono le agenzie turistiche.
  458.  Il ragno ha solo il filo per agire sul mondo, ma gli hanno iniettato la droga, così ha prodotto un inutile groviglio di fili.
  459.  Dante non avrebbe vinto il Nobel.
  460.  Quando inizia a perdere interesse al gioco, il gattino diventa un cacciatore, l’uomo una persona per bene.
  461.  Nessuna gioia dell’uomo potrà ormai essere spensierata.
  462.  Neanche la più utile delle costruzioni doveva essere fatta a spese del gufo reale.
  463.  Di movimento naturale non ci resta che l’atto sessuale.
  464.  Finiranno per far credere che i dipinti delle grotte preistoriche sono stati finanziati dai capitalisti dell’epoca.
  465.  Ci hanno espropriati della memoria orale.
  466.  Nei paesi sottosviluppati la strada della libertà passa attraverso la cravatta.
  467.  L’eredità! Se nella tomba si lasciavano al morto tutti i suoi beni e se ora non gli si lascia nulla, o gli eredi attuali sono ladri o era ladro il morto di una volta.
  468.  Se oltre alle notizie ci comunicassero dove, quando, da chi le hanno comprate e a quale prezzo, farebbero meno notizia.
  469.  La bandiera di un Stato sarebbe più utile se si limitasse a indicare la forza e la direzione del vento.
  470.  Cosa restituire alla madre terra? Neanche il nostro cadavere.
  471.  Se Stendhal consigliava l’ingresso in società con un duello, ora lo consiglierebbe per uscirne.
  472.  I cani si appartano quando stanno per morire.
  473.  Un buon romanzo usa la trama come pretesto, lo sanno bene Gogol, Dostoevskij, Musil, Čapek, Ortese, Pasolini, Pavese, Miller, Melville…
  474.  Pure il nibbio ha la sua Weltanschauung.
  475.  Ve lo immaginate un Diogene masturbarsi, invece che al mercato di Atene, in un odierno supermercato?
  476.  Se gli aforismi sono le pietruzze di un mosaico, questo è la pietruzza dello sguardo.
  477.  Perché non chiediamo a Tiresia di imparare a guardare senza la vista?
  478.  Nessuno mi perseguita per aver ucciso un pipistrello.
  479.  Intanto le galassie continuano la loro corsa forsennata.
  480.  La generazione dei grilli canterini sia con voi.
  481.  Il sapere, un albero che cresceva, è ora un prodotto destinato al macero.
  482.  Vituperiamo caste e gerarchie, noi ci basta una sola, tra chi ha denaro e chi no.
  483.  Sembrava che non sapesse Esiodo, retorica sembrava, quel che dicesse di gioghi ai buoi e di morsi ai cavalli.
  484.  Rinunziare alla basilica di San Pietro piuttosto che avere a che fare col capitalismo.
  485.  Le masse borghesi si stanno gonfiando, nessun argine che tenga.
  486.  Il disfacimento totale non presenta segni, ecco che nessuno lo nota.
  487.  Le Pleiadi.
  488.  Lo Shakespeare, il Göthe, l’Hugo, il Puškin, il Manzoni della letteratura americana? Paperino.
  489.  Per emergere dalla massa non basta sollevarsi sulla punta dei piedi, bisogna calpestare o salire addosso gli altri.
  490.  Per costoro chi si sacrifica per un altro è un fesso.
  491.  Il buon senso non è più sensato.
  492.  Il dio dei bivalvi verrà a riprendersi le perle, o no, Prévert?
  493.  Quando gli uomini temevano la natura non temevano se stessi.
  494.  In nome della conoscenza lei sa spezzare il collo a un topolino vivo, m’ha fatto vedere come si fa, basta premere indice e pollice tra prima e seconda vertebra, così mi pare di aver capito.
  495.  Se in amore perde chi ama di più, non è una sconfitta.
  496.  Un pensiero profondo è un pensiero che non si vuole portare alla luce. O non si può, così vuole la buona educazione.
  497.  Sì, Dostoevskij, è vergognoso pretendere di vivere più di quarant’anni.
  498.  Ha la capacità di esprimere meglio di tutti gli altri quanto esprimono tutti gli altri, eccolo il nostro scrittore.
  499.  Cristo amò pure i suoi nemici, ma come Kohlhaas nulla concesse loro.
  500.  Stonata la presenza umana nel concerto della natura, un impiastro nel paesaggio, uno schiaffo al mare, sputi su pianure e montagne da quando sono comparse metropoli, fabbriche, autostrade, ponti, gallerie, ciminiere, impianti.
  501.  Per quanto abbiamo mezzi di comunicazione a bizzeffe, siamo muti, siamo condizionati dal loro funzionamento.
  502.  Accecata e offesa la notte da fari e lampioni.
  503.  Pezzi di ricambio, da un lavoro a un altro, da una città a un’altra, da un girone d’inferno a un altro.
  504.  Un uomo può ora commettere crimini comodamente seduto in poltrona, premendo pulsanti.
  505.  Esterrefatto il dio degli insetti.
  506.  Potresti ancora dire, Thoreau, “Sono felice che vi siano i gufi”?
  507.  Valgono di più le urla di Göthe sul letto di morte che tutta la sua opera monumentale.
  508.  Parlavano e discutevano nella mia stessa lingua, ma non si capiva nulla lo stesso. Bulgakov.
  509.  Non scrive quello che sente, ma quello che vuol far sentire.
  510.  Per aver smarrito tutta la poesia dell’universo, dobbiamo proprio aver accumulato dei crimini che ci hanno resi maledetti. Simone Weil.
  511.  Secondo le norme igienicosanitarie imposte dagli industriali il latte munto da Abramo non era a norma di legge né lo era quello di Abele e del buon pastore evangelico o di chi volete voi.
  512.  Vox populi vox Dei. Il popolo, soppiantato dalla massa, è morto. Così Dio è rimasto senza voce.
  513.  Potrà dire la terra che siamo stati come dice di dinosauri, ammoniti e nummuliti? Resterà di noi soltanto cemento armato e bitume? Su di essi i sedimenti si poseranno per seppellirli lentamente. Nuove rocce nasceranno dalle viscere della crosta. Resterà pietra su pietra? Facciamo ancora parlare le pietre? Cos’altro di noi resterà? La nostra monnezza lasceremo seppellire sul fondo del mare, ci penseranno molluschi, alghe, briozoi e radiolari a ricoprirli e a forgiare nuovi fondali marini. Cos’altro resterà di noi? Nello spazio i nostri ferri vecchi a vagare o a scontrarsi con code di comete?
  514.  Chi usa parole profonde per cose superficiali e chi parole semplici per cose profonde.
  515.  Il pubblico di Omero? Quattro gatti.
  516.  Pochi luoghi dove recitare una poesia.
  517.  La scienza è diventata così ramificata e specialistica, che se volesse guardare una bella donna la sezionerebbe.
  518.  Alle donne si attribuiscono difetti che potrebbero essere quelli dei tuoi amici.
  519.  Non si vuole ammettere che nell’ebbrezza si hanno pensieri più profondi che in ufficio o alla catena di montaggio.
  520.  Non sapremo mai cosa pensassero dell’ornitorinco i Tasmaniani e che nome gli abbiano dato.
  521.  Via Manzoni, Göthe, Hugo…, via Pasolini? Villon? Artaud? Jarry? Zappa?
  522.  Comunione dei santi, Nietzsche, Leopardi, Dostoevskij.
  523.  A cosa è servito tanto pensare, tanto cercare, tanto interrogarsi, se poi si scopre che Parmenide è letto meno di un titolo in borsa?
  524.  Se pensi, c’è qualcosa. Se non pensi, non pensi neanche il nulla. Se pensi il nulla, non puoi determinarlo; puoi comunque determinare l’essere del pensiero. Parmenide. E Cartesio si affretta a dimostrare che lui esiste.
  525.  Non ci meravigliamo, come gli Egizi, del sole che sorge, tanto meno lo salutiamo.
  526.  Zappa non è solo musica, è il nostro Omero e, come per Kierkegaard, il nostro Mozart.
  527.  Un’enciclopedia storica dell’America non esprimerà quanto 200 Motels.
  528.  Basterà la scienza a spiegare pupille e maschere di serpi, volpi, gufi, ricci, ratti e rospi disegnate sulle ali di una farfalla?
  529.  La specie umana non ha ancora finito di dar nomi alle cose e già si mette a manipolarle.
  530.  Se vuoi morire di noia, leggiti, a parte Fabre e qualche altro, un trattato di entomologia.
  531.  Ha raggiunto il benessere e si accorge che manca qualcosa.
  532.  La bomba atomica, calma ragazzi, sarà usata solo a fin di bene.
  533.  Più bisogni? Più attrezzi. Più attrezzi? Più bisogni.
  534.  Se in metafisica fissi dei punti fermi, devi avere il coraggio di scalarli.
  535.  Grazie a Zappa la musica ha le parole che si merita.
  536.  La nostra igiene è un insulto alla sporcizia del mondo.
  537.  Ho l’impressione che i filosofi attuali si trovino con le armi spuntate di fronte all’evolvere delle cose.
  538.  Umanità, che presunzione, il più alto ideale a cui si appellerebbe un redentore.
  539.  Su spazio e tempo i sogni non hanno ancora detto la loro.
  540.  L’amore di uno scimpanzé nello spulciare un suo compagno mi ricorda quello di mia zia quando mi spulciava i capelli.
  541.  Hanno la bocca storta a forza di mentire. Bulgakov
  542.  Se non ti aggreghi sei fottuto.
  543.  La nostra società è costituita da persone per bene.
  544.  Sarebbe l’istinto a guidare l’orso mentre cerca granchi sotto i sassi, l’istinto a fargli sollevare il sasso, l’istinto a passare a un altro sasso, ma in nessuna delle sue azioni si possono trovare differenze con quelle di un uomo nello stesso intento.
  545.  L’onore offeso veniva riparato col duello. È meno barbaro denunziare e chiedere il risarcimento in denaro?
  546.  Meno male, le stelle non sono fisse come credevano i tolemaicoaristotelici. Ma più interessante è che le costellazioni sono più o meno le stesse che vedeva Omero. E chissà quali vedevano gli archeopterix.
  547.  Enorme vantaggio, “questa cosa la so fare pure io”.
  548.  I lampioni notturni sono spenti. Sono felice. Finalmente rivedo la Via Lattea, la nostra Galassia!
  549.  Alla fine la logica si accorge che non riesce a stabilire la verità di una sola proposizione. Ha bisogno anch’essa di una convenzione.
  550.  Secondo costoro in paradiso sono tutti sfaticati.
  551.  Costui non rischia neanche una partita a scacchi, se si vergogna di perdere non sa neanche vincere.
  552.  Ci siamo liberati di dei e dee, di miti e superstizioni per credere ciecamente nel Big Bang.
  553.  Accetto una sola luce abbagliante, quella del sole, le altre insultano gli occhi.
  554.  Alla ricerca di uno stile con la casa che brucia!
  555.  Può fare l’uomo sogni felici se il mare è infelice?
  556.  Costoro se la ridono se parli di castità.
  557.  Meglio suonare per l’eterottero che da giorni sta sulla mia tenda che per il pubblico in abito da sera.
  558.  Va a finire che un filmato sulla realtà dei fatti è meno vero di un film di fantascienza.
  559.  La storia sta diventando il pettegolezzo del giorno dopo.
  560.  Fa ancora parte del dolore del mondo il dolore dell’uomo?
  561.  Quando ci accorgeremo che il progresso è un falso idolo, tutti gli dei saranno fuggiti dalla terra.
  562.  Illusi di creare con la tecnologia un nuovo paradiso in terra.
  563.  Gli storici non raccontano la storia, se la contendono.
  564.  Se c’è una sostanza del mondo, è il senso degli affari.
  565.  Cristo non fu schiaffeggiato per aver detto il falso, ma per non aver chinato il capo davanti al gran sacerdote.
  566.  Chi si ammala è colpa sua, non si è sottoposto a medici e a macchinari diagnostici.
  567.  Parecchi giorni prima di partorire la gatta cerca in ogni angolo della casa un posto per la nidiata.
  568.  Arida la terra nel Devoniano ma non deturpata.
  569.  Non era il salvatore dell’uomo pure il salvatore del mondo?
  570.  Mille elefanti fanno meno danni di quattro inquilini.
  571.  Quando Cristo tornerà non troverà che uomini alla sua destra e alla sua sinistra su una terra deserta.
  572.  Omero cantava quanto già si cantava da tempo.
  573.  Viene abbattuta una chiesa del Seicento così come viene incendiato un bosco, è proprio mania di autodistruzione.
  574.  L’uomo parlava con gli animali. In che lingua?
  575.  Cristo, iracondo con demoni, scribi e farisei, è infuriato coi mercanti.
  576.  Accumuliamo proprio come voi, amiche formicuzze?
  577.  Che esperienze abbiamo delle notizie? Finiamo per non avere esperienza delle persone e delle cose che ci stanno attorno.
  578.  Immaginiamo un pezzente che ostenta gli alti princìpi morali di un Kant.
  579.  Quanto Pascal trova di meraviglioso nell’uomo potrei trovarlo nell’insetto.
  580.  Le notizie venivano trasmesse tramite banditori, canti, racconti, storie, aneddoti. Adesso si comprano.
  581.  Per conoscere te stesso devi diventare un altro.
  582.  Non sopporta la vista di torture, esecuzioni, detenzioni, bombardamenti, crudeltà. Il borghese delega, non si sporca.
  583.  San Michele occupa una grotta abitata dagli dei del paleolitico.
  584.  Se il nido di un uccello è un’opera d’arte, il concetto di arte per l’arte è una corbelleria.
  585.  Vorrei sapere se lo zucchetto di vescovi ed ebrei serve più a mantenere un contegno che a proteggere la nuca.
  586.  Antares col suo colore d’arancio non potrà più dire la sua.
  587.  Cosa cambia tra gli atomi con l’ultimo respiro?
  588.  Che il peccato di Adamo richiedesse un redentore non ne sapevano nulla i trilobiti.
  589.  Non c’è proprio altro modo per distruggere la plastica, il fuoco di Eraclito.
  590.  Incapacità di immaginare un sistema economico meno indecente.
  591.  L’operaio invocherà il funzionamento della fabbrica e i profitti del padrone, l’ha deciso Hegel.
  592.  Per ebrei, cristiani, musulmani, umanisti, razionalisti, illuministi, positivisti, l’uomo è il fine del mondo. Dunque anche la fine.
  593.  Per me il Bufo bufo è bello.
  594.  Prostituiscono la loro penna al migliore offerente.
  595.  Il sogno ci mostra varianti e alternative alla vita che meniamo da svegli.
  596.  I protestanti hanno avuto anch’essi il loro Pascal, ma Kierkegaard è meno addomesticabile.
  597.  Trovi un fossile, quello è vissuto molto prima delle nostre percezioni e rappresentazioni del mondo. I filosofi non hanno mai visto un fossile.
  598.  Rispetto alla memoria orale, la testimonianza scritta è datata.
  599.  Lo Stato tenta di imporre una memoria collettiva, e ci riesce.
  600.  In poche decine di anni scompaiono lingue e dialetti parlati per millenni.
  601.  Dissetava l’arte, ora ubriaca.
  602.  Sopporta la crosta il peso delle nostre città?
  603.  Illinois Bandit ricorda la musica di Dioniso.
  604.  Leopardi non andava a scuola.
  605.  Gerghi e dialetti sono più vivi delle lingue nazionali.
  606.  Comprato un bonsai, l’ho liberato nel mio boschetto.
  607.  Ciò che vogliono le masse lo decidono i media.
  608.  L’uomo si crede superiore agli altri animali da quando ha smesso di parlare con loro.
  609.  Perdere la verginità col preservativo.
  610.  Anche il coniglio sa incutere paura, batte la terra con le zampe posteriori e fa vibrare il suolo come un tamburo, un gelo ti solca la schiena.
  611.  Per la psicanalisi Cristo sarebbe un esaltato.
  612.  Qualsiasi pastorello sa distinguere una rondine da un balestruccio meglio di un laureato.
  613.  Credo solo a storie i cui testimoni si farebbero sgozzare. Pascal
  614.  Sfilacciati i rapporti di parentela in cambio di quelli sociali.
  615.  Il silenzio di questi spazi infiniti mi atterrisce. Pascal. Leopardi. Ora sono spazi da attraversare con un’astronave.
  616.  Vivere più a lungo per vedere nuovi aggeggi tecnologici più che per veder crescere figli e nipoti.
  617.  Questo è il progresso, la sedia elettrica al posto del rogo.
  618.  Scienze umili (paleontologia, etologia) e scienze presuntuose (fisica, chimica).
  619.  C’è qualcuno tra voi che abbandona tutto, ville, aziende, affari, regala tutto ai poveri e se ne va a vivere in una spelonca?
  620.  Zampe, zanne, nasi, lingue. A che servono le antenne degli insetti?
  621.  I nostri commerci, industrie, affari, non hanno rivali, hanno la bomba atomica dalla loro parte.
  622.  Alla fine avremo solo le ultime notizie.
  623.  Il ragno che tesse su un’antenna non la scambia per una pianta, la fa diventare pianta.
  624.  Pare che Pegaso 51 abbia un pianeta.
  625.  Incatenati ai divertimenti offerti dal mercato, non riescono a divertirsi tra loro.
  626.  Cosa conosciamo dei nostri progenitori? Possiamo risalire ai sette ottomila anni delle prime città. Qualcosa dei progenitori più antichi potevamo saperla dalle ultime culture primitive rimaste. Abbiamo preferito dar loro a bere il nostro dio.
  627.  Il salario, il fine di un lavoro da schiavi.
  628.  Una tipula, immobile da giorni sul muro.
  629.  Neanche la morte ci riconcilia con le cose.
  630.  Vediamo istinti nell’uomo innamorato, affamato, assetato, non ne vediamo quando ragiona, calcola, pensa.
  631.  Sacrilego spreco del cibo e delle risorse terrestri.
  632.  Con la perdita del dialetto non perdiamo solo la lingua ma anche la libertà di esprimerci diversamente da come vorrebbero costoro.
  633.  Il cristiano va ancora in paradiso, ma lascia la terra nella merda.
  634.  Tollerano ogni tipo di rumore, ma denunziano un gallo che canta.
  635.  I cani in un campo sportivo non sanno che la palla bisogna buttarla in rete, ma si divertono da matti.
  636.  La scienza produceva spirito, adesso denaro.
  637.  La carcassa di un elefante nutre, quella di una macchina sporca.
  638.  Non posso parlare di filosofia col mio gatto, ma suscita più sublime di un Kant.
  639.  Più disgustosi di politici, industriali e giornalisti, sono filosofi, artisti, scrittori e scienziati che non vedono né sentono quanto sta loro attorno.
  640.  Dei sogni non capiamo nulla né riusciamo a descriverli.
  641.  Ciò che dobbiamo conoscere lo decide la ricerca scientifica.
  642.  Quello sviscera pensieri reconditi, quell’altro li seppellisce.
  643.  L’aforisma ride, sorride, si meraviglia, s’interroga, urla, sputa, sussurra, sbadiglia, e qualche volta si abbassa a ragionare.
  644.  Una goccia di pioggia è un secchio d’acqua per la formica.
  645.  Torneremo a chiederci quanto si chiedevano i primi uomini.
  646.  La prima cosa che pensa costui vedendo un gruppo di persone è come diventare il loro caporione.
  647.  Falso e ridicolo il cosmo come lo intendeva il mito, avvilente e offensivo come lo intende la scienza.
  648.  La scienza spiega il mondo, il mito gli dava valore.
  649.  Anche Einstein, come Archimede, ha fatto la sua scoperta nel bagno, l’uno immergendosi nell’acqua, l’altro osservando bolle di sapone che si attraggono.
  650.  L’allevatore ha ancora paura del lupo, più di chi gli impone il prezzo del latte.
  651.  Se il lettore trova oscuro un aforisma, era oscuro anche chi l’ha scritto.
  652.  Il giorno s’inoltra in una notte senza stelle e la notte in un giorno senz’aurora.
  653.  Non si può parlare delle donne in generale senza dire fesserie o senza apparire misogini.
  654.  Manzoni, sicuro e rassicurante.
  655. A me sa di apocalittico che un isopodo caduto a zampe per aria, per la prima volta in milioni di anni, non sappia rimettersi sulle quattordici zampe.
  656.  Lanciano sul mercato un nuovo prodotto senza le sostanze cancerogene dello stesso prodotto che l’anno prima era stato lanciato sul mercato senza le sostanze cancerogene dello stesso prodotto che l’anno prima era stato lanciato sul mercato senza le sostanze cancerogene dello stesso prodotto che l’anno prima era stato lanciato sul mercato senza le sostanze cancerogene dello stesso prodotto che l’anno
  657.  Api, vespe, formiche e termiti sarebbero condannate anch’esse a procurarsi il cibo col sudore della fronte.
  658.  Acqua intubata, i passeri vanno a berla nei sottovasi dei balconi, le vespe a pomparla col posteriore.
  659.  Il medico di un villaggio cura tutti i malati, quello di una metropoli una sola malattia.
  660.  Se all’origine dell’uomo c’è un peccato, il redentore è arrivato troppo tardi.
  661.  Miriadi di leggi di Stato non possono non contraddirsi.
  662.  Se una nuova invenzione tecnologica funziona non vuol dire che è valida la teoria scientifica che le sta dietro.
  663.  Lì dentro c’era l’albero della conoscenza del bene e del male, non quello del bello e del brutto.
  664.  Rimbaud vittima del primo cancerogeno.
  665.  Noi maschi perdiamo lo strillo acuto di quando eravamo bambini; lo perderanno anche le donne?
  666.  Cartesio non ha mai osservato un animale per più di cinque minuti, mentre Rousseau aveva il tempo di raspare il terreno a osservare il germogliare di un seme.
  667.  Lucifero voleva essere simile a Dio, adesso a noi uomini.
  668.  Qualsiasi scimpanzé sa distinguere meglio di noi un frutto buono da uno cattivo.
  669.  Finiremo per conoscere solo le ultime notizie.
  670.  Come mai usciamo stanchi da una macchina o da un treno pur essendo stati seduti e senza far niente? Che bugie ci raccontate, scienziati, a proposito?
  671.  Illusorio predire la fine del cristianesimo, una religione non si estingue, si ambienta.
  672.  L’aforisma ha il vantaggio del proverbio, niente obiezioni.
  673.  Vai per informarti sulla vita degli animali e te li presentano solo mentre sbranano, divorano, orinano, montano.
  674.  L’aforisma è individuale, il proverbio collettivo.
  675.  Di pessimo gusto schiacciare uno scarafaggio.
  676.  È arte le taccole in volo col vento.
  677.  Il cattivo amico di un innamorato lo ascolta con sufficienza.
  678.  Cosa non conosceremmo di Roma senza Marziale meno che senza Cicerone?
  679.  Amo le pietre.
  680.  L’io penso di Cartesio basta il sogno a contraddirlo.
  681.  Istinto, origine dell’universo, selezione naturale, lotta per la sopravvivenza, anche la scienza ha i suoi concetti metafisici.
  682.  Fossili, reperti archeologici, pietre preziose, legni pregiati, come refurtive, in miriadi di appartamenti, residenze, ville. Non preoccupatevi, amici, la terra se li riprenderà.
  683.  Sembra che la scienza attuale sia imbelle senza finanziamenti e senza strumenti tecnologici.
  684.  Quante specie hanno superato qualche dozzina di milioni di anni sulla faccia della terra?
  685.  L’al di là è più appagante dell’inesistenza, chi non ci crede si accontenta di tornare polvere.
  686.  All’inferno ci si abitua.
  687.  Basta cambiarne il nome e puzza di meno: sterco, feci, cacca, escremento, letame, deiezione, escrezione, copro…
  688.  Qui da noi, a Castelluccio Valmaggiore, sognare cacca è sognare denaro.
  689.  Le cose certissime sono tante, la più certa neanche una.
  690.  E intanto le galassie continuano la loro corsa forsennata.
  691.  La cacca serviva da concime, ora è solo merda.
  692.  Falsa disinvoltura l’attore in giacca e cravatta.
  693.  Le attrici di Barba non si depilavano, ma sapevano riportare gli dei sulla terra.
  694.  Cristo ci ha invitati a vivere come i passerotti, noi li costringiamo a vivere come noi.
  695.  Il nostro padrone è presente in ogni luogo, i suoi marchi li troviamo anche nel cesso.
  696.  Invoca ancora Dio la musica sacra?
  697.  Abbiamo iniziato con gli animali prima di imprigionare i nostri simili, abbiamo iniziato con gli animali prima di sezionare il corpo umano.
  698.  Se il generale è generico il particolare è stupido.
  699.  Non il medico, il macchinario decide se sei malato.
  700.  Per la prima volta nella storia sappiamo dove andiamo.
  701.  Potevamo scandagliare il sesso, ci siamo invece arenati nella psicanalisi e nella pornografia.
  702.  Per trovare sguardi espressivi, più facile trovarli in cani, gatti e gorilla.
  703.  Agostino attacca gli scettici per salvare il dogma, non per salvare la verità.
  704.  Vorrei proprio sapere che concetti avremmo senza aver mai udito una parola.
  705.  Il mentitore non viene messo a tacere da un sistema che gli impedisce di formulare la sua antinomia.
  706.   Maschere. All’ipocrita per mentire, all’attore per rappresentare, al sacerdote per simboleggiare, a Dio per rivelarsi.
  707.  La nostra meraviglia di fronte al cielo stellato non è superiore a quella dell’antico egizio, noi sapendo che è la nostra galassia, quelli immaginando un baldacchino da cui pendono le stelle.
  708.  Non è sconvolgente che un numero irrazionale sforni decimali all’infinito? Solo i pitagorici ne erano sconvolti?
  709.  Non possiamo impedire ai nostri sogni di trasformarsi in incubi.
  710.  Le prime religioni vedevano dei, le ultime uomini da convertire.
  711.  Tra miliardi di scimpanzé è ridicolo l’atto sessuale.
  712.  Chi predice la fine del mondo, non fidatevi, ragazzi, non si accorge che è già iniziata.
  713.  Del resto amiamo più con gli sguardi che col sesso.
  714.  All’industria si dà il merito del progresso tecnologico, basta la lampadina di Brecht a smentire.
  715.  Stai per crepare e osi continuare a gestire la sorte di miliardi di uomini! Un bambino saprebbe farlo meglio di te.
  716.  Eraclito sprezzante!
  717.  Non sappiamo più cos’è il mondo, coperto com’è di parole.
  718.  Scrivere solo pensieri ridotti all’osso.
  719.  Se non facciamo parte di un disegno divino, rischiamo di fare la figura di brutte comparse nella storia della terra.
  720.  Esami comuni a tutti gli alunni del mondo allo scopo di ottenere uomini comuni.
  721.  Antonello da Messina sarebbe oggi un Pollock. Chi meriterebbe oggi un ritratto?
  722.  Grave l’uomo quando si vide superiore agli altri animali!
  723.  Che spiriti liberi potranno essercene un giorno, di ciò vorrei essere l’ultimo a dubitare. Nietzsche.
  724.  I bambini prodigio dipingevano cerchi a mano libera o scrivevano musica e versi, ora risolvono quiz.
  725.  Gli nomini Zappa e non sente nulla.
  726.  Attento ascolta il mio gatto l’abbaiare di cani nella notte.
  727.  Una sola obiezione: la cosa m’impedisce di guardare le stelle.
  728.  Ridicoli appariranno i nostri più alti valori.
  729.  Platone verrà qui a giudicarci.
  730.  Un corredo di menzogne ai bambini appena iniziano ad andare a scuola.
  731.  La storia, cari storici, non sono notizie.
  732.  Un popolo con molte leggi è più schiavo di un popolo senza leggi.
  733.  Urlavi e almeno le stelle parevano ascoltare.
  734.  Sembra greco l’uomo più illuso, dunque, Leopardi, il più felice.
  735.  Poveri meteoriti, minacciosi colpevoli di estinzioni!
  736.  L’età più bella è per chi l’ha persa, non per chi ci sta dentro.
  737.  Ci si poteva illudere di passare alla storia bruciando un tempio.
  738.  Non siamo testimoni di nessuna delle notizie che ci danno.
  739.  Non si può ragionare, ha ragione solo chi detiene il potere.
  740.  Che il dio degli artropodi mi accolga nel suo regno.
  741.  In Platone si sente un odore di antiche sapienze. Con Aristotele si inizia a incasellare, definire, sistemare conoscenze, come se queste fossero separabili dai sentimenti, dalle passioni, dalle fantasie, dalle aspirazioni.
  742.  Tutto organizzato affinché nessuno possa sentire urla o vedere strepiti di agonizzanti.
  743.  Proprietà di linguaggio. Niente metafore, capito, ragazzi? E guai agli anacoluti.
  744.  Muoiono gli olmi d’Europa, nemmeno un bagolaro al loro posto.
  745.  Vedremo che avere un cielo stellato vale di più che avere la pace universale che ci promettono costoro.
  746.  Con quattro frammenti Eraclito parla più di un Kant.
  747.  Come e dove accarezzare una tartaruga lo sanno solo le tartarughe.
  748.  Quanto orgoglio in un rapace ferito!
  749.  Si bestemmiava Dio. Se ora l’uomo è dio, bisogna bestemmiare l’uomo.
  750.  Dell’uomo bianco potranno ricordare soltanto il naso lungo.
  751.  Potremo sempre chiedere suggerimenti ai bambini.
  752.  Restare nascosti come diamanti, che ce ne facciamo del successo?
  753.  Divorata la madre, divoreremo noi stessi.
  754.  Seneca era troppo pulito per fare il politico, adesso per fare il filosofo.
  755.  Canta l’assiuolo durante la pioggia?
  756.  Una religione come il cristianesimo, che predica l’estremo, ha finito per trovarsi all’estremo opposto.
  757.  Un treno su cui mi piacerebbe viaggiare? King Kong.
  758.   Con il nostro mastodontico giro di affari possiamo decidere i sogni del mondo.
  759.  Ciò che resta di noi in cento anni. In mille anni. In diecimila anni. In centomila anni. In un milione di anni.
  760.  Un essere che produce tanti escrementi dev’essere proprio malato.
  761.  Fare un esperimento della propria vita.
  762.  Da morto non conta nulla dopo una vita a contare di meno.
  763.  Potevamo realizzare il sogno dei Greci, una conoscenza smisurata del mondo.
  764.  Un insetto campa poco da molto tempo, noi molto da poco.
  765.  Chi vi assicura che un cane non pensi dell’uomo “Gli manca solo l’abbaiare”?
  766.  Siamo mangiatori di polli spennati vivi, appesi al nastro della spennatrice.
  767.  Nella nostra civiltà progredita Kleist si butta da un ponte con la ragazza, Van Gogh si spara e Marina Cvetaeva s’impicca.
  768.  Possibile mantenere le nostre città senza distruggere tutto il resto?
  769.  Cristo non aveva una buona reputazione.
  770.  L’eleganza di stile è inutile se bisogna arrabbiarsi per affermare il vero. Pico
  771.  Fa felice il ricordo del giorno uno sguardo di donna.
  772.  La luce di candela si consuma, la luce elettrica consuma.
  773.  Mica a Eratostene veniva imposta la ricerca scientifica dalla regina d’Egitto!
  774.  Pietà per le nuove generazioni, mai sapranno cosa vuol dire vivere senza macchine e senza l’imbonimento dei media.
  775.  Distici elegiaci a un grillo notturno.
  776.  Missa Luba.
  777.  Il paraurti di una macchina vale per costoro più di un cane.
  778.  Dante non è riuscito a immaginare un girone d’inferno come la nostra città.
  779.  Se sei sazio di diritti non hai fame di giustizia.
  780.  Ho i soldi, dunque sono.
  781.  Basta una maggioranza a promuovere crimini contro la terra.
  782.  La maggioranza ha l’istinto del proprio danno.
  783.  Fare l’ingiusto facendo il giusto o fare il giusto facendo l’ingiusto?
  784.  I dinosauri non avevano strade, così hanno potuto lasciarci le loro impronte.
  785.  Che ne dite, amici, lo ammettiamo ’sto Tolstoj nella nostra compagnia?
  786.  Privi di memoria storica, gli americani scoprono ogni tanto un nuovo tipo di acqua calda.
  787.  L’aforisma si prova a farlo diventare proverbio.
  788.  La morte è un dato statistico.
  789.  Noi i nostri padroni li vediamo solo in televisione.
  790.  La scienza non sa che farsene della conoscenza che le mie dita hanno del pianoforte.
  791.  Combattevamo, cari illuministi, la retorica e la saccenteria di preti e accademici, per trovarci tra i piedi quella di scienziati e giornalisti.
  792.  Dillo chiaro e tondo, scienziato, non tu decidi le tue conoscenze ma la tua azienda.
  793.  Egizi e Aztechi spaventati che il giorno dopo non sorgesse il sole.
  794.  Dice e non dice, così sarà punito per quello che dice e per quello che non dice.
  795.  Non fidatevi, ragazzi, parla con voce né alta né bassa, né lenta né svelta, né piano né forte.
  796.  Che ne sappiamo della coscienza degli insetti?
  797.  Meraviglia la tecnica, ma non si meraviglia.
  798.  L’autocoscienza è presente anche nei sogni, ma è impotente, non può neanche decidere quale sogno sognare.
  799.  L’istinto è un concetto ideologico, nulla di scientifico.
  800.  Non accettiamo la morte, ne allontaniamo il pensiero.
  801.  Non devi, attore, caricare di significati i tuoi gesti, altrimenti il dio trova il posto occupato.
  802.  Occasioni per scrivere una poesia al minimo storico.
  803.  Barba rifiuta le grandi platee. Mormorii e fruscii non si possono sentire sprofondati in poltrona.
  804. ­ La pratica del silenzio! Pitagora.
  805.  Potessimo almeno urlare come Isaia, senza essere presi per matti.
  806.  Con le sue unghie corte non sono belle le sue dita, ma al pianoforte sembrano quelle di una dea.
  807.  Se un autore fosse unico e irripetibile, non avrebbe bisogno del copyright.
  808.  Tutte le notizie del mondo non fanno il pettegolezzo col tuo dirimpettaio.
  809.  Il comportamento individuale è tendente allo zero del comportamento di massa.
  810.  Bisogno naturale non necessario. Epicuro. Oh, poche ore di felicità e tanti giorni di tormento!
  811.  Hanno deriso il nostro vestire a lutto, già ridiamo dei loro funerali.
  812.  Nel nostro mondo vecchi e bambini non contano nulla.
  813.  Non è simbiosi cavallo e cavaliere.
  814.  Machiavelli frequentava le osterie, lì di politica si capisce meglio che nelle corti.
  815.  Protetto dalle guardie del corpo non rischi pesci in faccia.
  816.  Parli difficile? Più facile mentire.
  817.  Se muore un cittadino si libera un posto.
  818.  Chi è diverso da loro è un’offesa.
  819.  Se Adorno non ha capito il jazz, il jazz non ha capito Adorno.
  820.  Bestemmie fatte passare per libero pensiero.
  821.  Ai padri non resta che constatare l’abisso che li separa dai figli.
  822.  Non sapranno distinguere le proprie idee da quelle altrui.
  823.  È come voler studiare le abitudini di un cane dopo averlo spaventato appendendogli alla coda una vecchia padella.
  824.  Con quei così lì, come si chiamano, sarà facile a che miliardi di uomini abbiano le stesse opinioni di chi le impone.
  825.  Come se Gesù Cristo avesse espresso delle opinioni!
  826.  Moltiplicatevi e riempite la terra in progressione geometrica.
  827.  Indagare sulle cose divine è bello, ma ne hanno fatto un corso di studi universitari.
  828.  A parte, forse, la vergine Maria, conosco solo madri atterrite dall’aver partorito un Nietzsche, un Baudelaire, un Rimbaud. Non lo avrebbe preferito ragioniere la madre di Pasolini?
  829.  La possibilità di comunicare immediatamente con tutti gli uomini del pianeta in mano a quattro o cinque affaristi.
  830.  Non si capisce come l’essere superiore della terra abbia smarrito i meccanismi di difesa presenti anche nelle specie più umili.
  831.  Ci esortano a non buttare nella spazzatura le schifezze che producono. Glie le buttiamo in faccia?
  832.  Beh, Voltaire, ci siamo liberati dei pregiudizi e delle superstizioni per cui ti sei dannato l’anima. E ora?
  833.  Nessuno si scandalizza se bombardano inermi città, tutti si scandalizzano se si manifesta contro.
  834.  Dio non crea macchine.
  835.  Se ai capitalisti non va bene un governo, non scendono a protestare, fanno crollare la borsa.
  836.  Ciò che conta nei sogni può non contare da svegli. Ma cosa conta di più?
  837.  Si crede più alla scienza che alla propria coscienza.
  838.  I bisogni di un eremita sono presi per attentati alla sopravvivenza della megasocietà.
  839.  Dietro l’alfabetizzazione c’è il colono che deve disboscare per una nuova cultura.
  840.  Enorme larva d’insetto col posteriore a forma di testa di serpente.
  841.  Miriadi di notizie, ognuna la copia dell’altra.
  842.  Che le verità in logica e in matematica possano avvicinarsi a verità universali non vuol dire che siano quelle di Dio.
  843.  Che pace possiamo attenderci da chi la promette armato fino ai denti?
  844.  Ti viene incontro il gatto perché tu gli apra la porta ed è l’istinto, ti viene incontro tuo figlio per lo stesso motivo ed è l’intelligenza.
  845.  Per costoro gli animali non sono che risorse energetiche.
  846.  Cure parentali estorte alle mamme e affidate allo Stato.
  847.  Valori di speculatori e affaristi assurti a valori universali.
  848.  Sono ancora padroni del cielo, Aristofane, gli uccelli?
  849.  Non perdiamoci in chiacchiere, costoro preferirebbero che facessimo studi sui loro logo aziendali.
  850.  Ci hanno espropriati delle nostre conoscenze per affidarci a quelle della loro scienza.
  851.  Viene riconosciuto solo il prodotto che può essere messo in commercio. Coltivare il proprio orticello è reato.
  852.  È un ostacolo al sistema la molteplicità di lingue e dialetti, facciamo che chi li parla se ne vergogni.
  853.  Sempre meno cose, sempre più prodotti.
  854.  La conoscenza ha perso la felicità di conoscere.
  855.  Come parlare con dignità delle stelle?
  856.  Il calore del nido di un uccello è incomparabile con la temperatura in gradi centigradi.
  857.  Appena Adamo ed Eva si accorgono di essere nudi, si vergognano di essere animali.
  858.  Sradicati dalla natura e imprigionati nelle nostre città crediamo di bastare a noi stessi.
  859.  Novalis sognava un’altra chimica.
  860.  Una mosca morente ai primi freddi d’autunno accetta la malattia e la morte con più saggezza di noi.
  861.  In inverno la gazza sposta il nido da un ramo a un altro se quello su cui era stato costruito si sta seccando.
  862.  Meno male, pare che sull’autocoscienza degli animali non si possano fare esperimenti come sui follicoli piliferi.
  863.  Non è la grazia della marionetta di Kleist la stessa che sognavano i Greci?
  864.  Disegnare una donna nuda è per costoro più scandaloso che portarsela a letto.
  865.  Grave, in città non si sentono i propri passi.
  866.  Disse che la canzone era bella, bellissima, e che perciò non era commerciabile. Billie Holiday.
  867.  I nostri detersivi sporcano più di quanto puliscano.
  868.  Corpo vuoto. Oggetto di medici, scienziati, dietisti, psichiatri, terapisti, estetisti, produttori e mercanti di cosmetici, di vestiti, di scarpe. Ancora autosignificante, Silvio, il corpo?
  869.  La grazia di un ballerino sfuma in estetismo appena si compiace di se stessa.
  870.  L’estetismo il colmo dell’affettazione, la grazia il colmo della naturalezza.
  871.  Civile, civiltà, civilizzazione, vuol dire cittadino, o no?
  872.  Tra innumerevoli notizie ci propinano solo quelle che contribuiscono a formare un’opinione pubblica.
  873.  Anche un dio incosciente non avrebbe concesso più di un macchinario ogni mille abitanti.
  874.  Guazzare come moscerini nel mosto, con le stesse opinioni, gli stessi ideali, gli stessi gusti.
  875.  Le stelle, ragazzi, non sono che esplosioni nucleari.
  876.  Leonida da Taranto, Camillo Sbarbaro, umili briciole, umili trucioli e licheni.
  877.   Si vergognano di me senza cravatta quando sono io a vergognarmi della loro.
  878.  Artaud, un teatro pericoloso.
  879.  Ciàule. Dare un nome alla taccola? Lo suggerisce lei.
  880.  Non l’artista sceglie la propria opera ma il pubblico scelto dal produttore.
  881.  San Francesco parlava con gli uccelli. Pure io.
  882.  Lennie Tristano si rifiutava di parlare coi giornalisti. Anche Dürrenmatt. Chi altri?
  883.  Si occupano della funzione dell’arte davanti al moribondo.
  884.  Un bambino che maltratta un animale bisogna picchiarlo. Lo dice Ceronetti.
  885.  Credevo di insegnarle i trucchi del sesso e sono finito suo alunno.
  886.  Ho il potere di parlare con una gazza, che me ne faccio della libertà di parola?
  887.  Costoro provano a dare un ismo al Sessantotto.
  888.  Il pipistrello è rimasto con le ali accartocciate sulla testa.
  889.  Crediamo nel progresso. Che preghiere gli facciamo?
  890.  Oh, mio Dio, non si tratta di rivelazioni celesti! Bernanos.
  891.  Parrà un’impresa folle alzare la voce contro coloro che comandano. Dico folle, non eroica e neppure onorevole. Bernanos.
  892.  I profeti pensavano anche alla forma? Sicuramente vi pensava la Pizia.
  893.  Silenzio privo di mistero in banche e supermercati. Non somiglia al silenzio di un covo di ladri?
  894.  Athene noctua cammina come un muride, veloce e ricurva in avanti.
  895.  Ciò che avveniva in milioni di anni lo si fa avvenire in un mesetto nei nostri laboratori.
  896.  Un unico dio, lo Stato, a scapito di tutti gli altri dei.
  897.  Negli antichi testi, egizi, biblici, indiani, non c’è ironia, neanche in Omero.
  898.  C’è del laido nella scienza, la psicologia.
  899.  L’ultimo macchinario diagnostico, non ridete, ragazzi, è meno pericoloso del precedente.
  900.  Sterne sarebbe un sentimentale!
  901.  La borghesia si risparmia di pettegolare, delega giornali, radio e televisione a pettegolare per essa.
  902.  L’essenza del jazz non è l’idea platonica del jazz ma l’anima di Mingus.
  903.  Terra, inghiotti quello che è uscito da Te. Testo egizio
  904.  Ti concede il suo sesso, non i suoi occhi.
  905.  Dov’è un luogo rimasto sacro?
  906.  Per Artaud neanche uno che gli dicesse “Beato il seno da cui pendesti”.
  907.  Il riscatto dalla povertà dovrebbe iniziare col disprezzo dei ricchi più che sull’espropriazione dei loro beni.
  908.   Bevono gli alberelli che ho piantato nel boschetto.
  909.  Erasmo europeo! Un insulto al suo pensiero.
  910.  Con la confessione il cattolicesimo controlla le coscienze; al capitalismo bastano spot e notizie per controllare opinioni e pensieri delle masse.
  911.  Il teatro come istituzione immorale. Rilke.
  912.  Musil pronunzia un discorso in onore di Rilke, Valéry in onore di Göthe.
  913.  Ignobile, per Göthe le insolenze subite da Kohlhaas sono argomento ignobile.
  914.  Tanti morti ma nessuna storia della loro morte.
  915.  Blake non aveva un editore.
  916.  La pazienza con cui veniva costruito un pianoforte o un violino era pari a quella di chi imparava a suonarli.
  917.  Senza protesi non si può nulla. Non sono protesi le macchine?
  918.  Non è il linguaggio di Platone quello che Kleist fa rivivere col suo teatro delle marionette?
  919.  Dov’è andata a finire tutta la forza che c’era nei canti popolari?
  920.   Per raggiungere la santità devi imparare a vivere isolato da tutti.
  921.    Equilibrare, programmare e pianificare animali e piante di un bosco!
  922.  Diogene Laerzio: la ginnastica consisteva nell’impastare, macinare, lavare, trasportare.
  923.  I pipistrelli schioccano veloce la lingua sui denti.
  924.  Dopo aver programmato ogni territorio, programmano la propria rovina.
  925.  Non si può essere poeti senza insofferenza per la società attuale. Cristina Campo
  926.  Una raccolta di parole in punto di morte.
  927.  Messi a tacere i moribondi.
  928.  Se proprio si vuol valutare una civiltà, è il suo senso della morte.
  929.  Osano attentare alla conoscenza con un sistema filosofico!
  930.  Non sappiamo quasi nulla dei Traci.
  931.  Non sappiamo qual è la destra e la sinistra, il sotto e il sopra, il prima e il dopo, solo l’utile conosciamo e per utile intendiamo l’immediato.
  932.  Lasciare un figlio erede di che?
  933.  Ha ancora tempo l’uomo per diventare una ricchezza per la natura così come la natura è una ricchezza per lui?
  934.  Secondo Ippocrate i mali naturali sono divini.
  935.  Per parlare di gente volgare devi essere volgare oppure, come Dante, mandarla all’inferno.
  936.  Gli uccelli sono gli animali più allegri. Leopardi
  937.  Ci sono ancora cose di cui gli uomini non hanno mai osato parlare.
  938.  Le dita di un pianista muoiono più delle dita altrui.
  939.  Andare in vacanza è cambiare padrone.
  940.  Siete sicuri di trascorrere una giornata tutta vostra?
  941.  Lo sa cosa sta facendo il Bembix quando s’imbratta di polline? E lo sappiamo noi quando deviamo un fiume?
  942.  Terribile, il logos si è fatto carne!
  943.  E falsa sia ogni verità che non sia accompagnata da una risata. Nietzsche
  944.  Chi assiste un sofferente lo deve ringraziare.
  945.  La terra è una trottola attorno al sole, avremo sempre orologi da rimettere.
  946.  La dinamica aristotelica era una teoria generale del mutamento, comprendente il moto locale, il mutamento qualitativo, la generazione e la corruzione, e forniva una base teorica anche alla teoria delle arti magiche. La dinamica di Galileo e dei suoi successori si occupa del solo moto locale, e anche in quest’ambito solo del moto locale della materia. Altri tipi di moto sono messi da parte con la promessa (risalente a Democrito) che il moto locale riuscirà alla fine a spiegare ogni moto. Paul K. Feyerabend, Contro il metodo, Milano 1980
  947.  Non potrò mai fare sesso come te, amica mia, con la sigaretta in bocca.
  948.  Alla fine dei tempi caccia alle streghe ai giornalisti.
  949.  Non ignoro i pregi di questa macchina, ma avrei vergogna a sevirmene. Chuang Tse
  950.  Pur di seguire le mode, non sanno soddisfare i propri desideri.
  951.  Per costoro la vittima soffre di vittimismo e il perseguitato di mania di persecuzione.
  952.  Se non sai parlare con gli occhi, meglio che ti tappi la bocca.
  953.  Sui bonsai non nidificano gli uccelli.
  954.  Il diritto di sfamarsi e dissetarsi viene messo sullo stesso piano del diritto al divertimento.
  955.  Il morso di un uomo digiuno provoca gravi ferite, di difficile guarigione. Eliano, Sulla natura degli animali, IX 15
  956.  Le antiche città producevano schiavi, le nostre disoccupati.
  957.  La pace era ascoltare lo stormire di foglie.
  958.  È morto Felice Pignataro, del quartiere Scampìa. Sapeva che i ragazzi casinari sono amati dagli immortali più dei ragazzi per bene.
  959.  Letto in quattro e quattr’otto il libro di Shelley, Frankenstein. Provate a cambiare la parola Frankenstein con la parola scienza: è innocente, ma non ha la coscienza a posto.
  960.  Non l’Olocene, è l’Antropocene la nostra era geologica.
  961.  Meglio rispondere al miagolio di un randagio che al telefono.
  962.  Qualsiasi idea contraria al potere può essere oggi accusata di terrorismo come una volta di apostasia, sacrilegio, eresia, comunismo.
  963.  Meglio farsi governare da chi ha la forza fisica, come un cavaliere del Medio Evo, che da un vecchiacone con la bomba atomica.
  964.  Per radio ti fanno ascoltare Zappa in orari impossibili.
  965.  Tutti innocui al potere, anche noi affamati di giustizia.
  966.  Sì, Elisa, c’è dignità in un cane che orina. Se abbiamo scelto il cesso per orinare, l’abbiamo scelto anche per vivere.
  967.  Il ☀ è tramontato, la ☽ sta sorgendo, il tempo sta ☂ e ho trovato pure la ☭, utile come spaventapasseri.
  968.  Sì, Francesco Dezio, via da qui.
  969.   – Adorno ha detto che dopo Auschwitz non ci sarebbe stata più arte, il progresso artistico gli ha dato torto. – Sì, già nel cesso si nota l’evoluzione artistica nel disegno del water.
  970.  È come se Dio si preoccupasse di cosa ne pensa un formicaio.
  971.   C’è anche il partito delle macchine pensanti e non pensanti. Se l’intelligenza non si commuove è stupida. Capìto che una macchina non si commuoverà mai?
  972.  Il voto è quanto di più stupido abbia potuto inventare una scuola. Non è Dio un autodidatta?
  973.  Tutta la cosiddetta civiltà industriale è in genere la più volgare forma di esistenza che si sia avuta fino ad oggi. Nietzsche
  974.  Se si sostituisse il Crocifisso con la bandiera americana non cambierebbe nulla nel senso comune dei cristiani.
  975.  Infelici i gatti di città. Gli uomini hanno deciso che gli animali devono adattarsi alla città, non viceversa.
  976.  Come mai si graffiano tronchi d’alberi mentre nessuno si permetterebbe di graffiare una macchina?
  977.  Le macchine non servono né alle amebe né alle balene, servono solo agli uomini.
  978.  Il solo farne parte è un’ingiustizia. Adorno. Dunque lasciare tutto e ritirarsi in una grotta.
  979.  La forza era sollevare un peso, ora è mostrare la propria
  980.  Gli uomini hanno adesso la libertà di parola, ma non hanno nulla da dire.
  981.  La pubblicità non osserva il minuto di silenzio.
  982.  Il calzolaio misurava i piedi, l’industriale le scarpe.
  983.  No, neanche la voce di un Pasolini. Tutto tace.
  984.  In questo mondo l’anima è sprovvista di conoscenza, tranne quando è ormai in punto di morte; in quel momento fa un’esperienza analoga a quella provata da coloro che si sottopongono all’iniziazione ai grandi misteri. Plutarco, fr. 178
  985.  Illusione che la ragione abbia potere, solo il potere ha ragione.
  986.  Noi gatti potremmo far valere i nostri diritti se possedessimo la bomba atomica.
  987.  La sociologia come scienza di documentazione poliziesca.
  988.  Dov’è che Giordano Bruno dice che l’uomo non è l’essere più saggio e che ci sono animali saggi almeno quanto lui?
  989.  Sembra che gli uomini non riescano a conoscere nulla con la propria vista, udito, tatto, fiuto, gusto, devono aprire un libro, accendere un aggeggio, e cioè nessuna conoscenza propria.
  990.  I ladri rubano per procurarsi da vivere o per altro. Il ristoratore o il negoziante che li accoglie nel proprio locale e accetta il loro denaro, ben sapendo come se lo son procurato, è un briccone quasi quanto i suoi clienti. Letto in Mandeville.
  991.  Gli esperimenti sul comportamento degli animali si riducono a far premere loro dei pedali.
  992.  Se Dio ha creato il gatto perché l’uomo possa immaginare di accarezzare una tigre, ha creato l’uomo perché il gatto possa strusciarsi alle sue gambe.
  993.  Per fare arte ci vogliono investimenti e un pubblico pagante, per il resto qualsiasi fesseria va bene.
  994.  Non più musica tragica (e se vi dicessi che la musica di Zappa è tragica?).
  995.  Ornette Coleman ha prodotto il rumore di una fabbrica con un sassofono ed è musica, costui ha prodotto musica d’elicotteri con un quartetto d’archi ed è rumore.
  996.  Grave, molto grave, non ci sono bambini tra il pubblico.
  997.  Impossibile l’eroe nell’era della bomba.
  998.  Mangiamo animali macellati in catene di montaggio, spennatrici, pelatori, scuoiatori, carne sotto vuoto, in bella mostra nei supermercati. Neanche sacrificati al più crudele degli dei.
  999.  Che il piacere sessuale sia effimero, l’avevano capito sapienti, monaci ed eremiti. Cosa ne resta? Il dogma della selezione sessuale.
  1000.  Basta guardare un fossile di qualche centinaio di milioni di anni fa e tutto il catafalco dalla filosofia occidentale degli ultimi secoli crolla su se stesso.
  1001.  I ricchi sono sempre esistiti, solo che non sono mai stati tanto dannosi come oggi.
  1002.  La fisica delle particelle con le teorie che vi stanno dietro somiglia più a una scommessa sul funzionamento di qualche aggeggio che a una conoscenza.
  1003.  Dannazione, deve essere proprio un peccato originale, discute ancora sull’intelligenza degli animali invece che sulla propria.
  1004.  Ai bambini non fanno vedere i morti.
  1005.  Non denigrare i baffi, il dio dei gatti potrebbe offendersi.
  1006.  Linguaggio segreto dei sacerdoti egizi, noi di scienziati, burocrati e massoni.
  1007.  Sguardo di adolescente s’interroga d’amore.
  1008.  Era già un luogo comune la saggezza di un Orazio?
  1009.  Ragazzi, non fidatevi degli artisti borghesi, non sono del tutto sinceri.
  1010.  L’immortalità dell’uomo non gli basta, costui vorrebbe pure quella dell’umanità.
  1011.  È impossibile che tanti miliardi di uomini possano ottenere quanto promettono costoro.
  1012.  Cadeva musica la pioggia.
  1013.  Il capitalismo illude lo schiavo di essere artefice del proprio destino.
  1014.  Come se occuparsi dei Greci fosse una cosa innocua!
  1015. Necessaria la danza per ottenere la visita di qualche dio.
  1016.  Se Dio ci ha fatti a propria immagine e somiglianza non ci proverà più.
  1017.  Per costoro il povero è sfaticato e stupido e il ricco è intelligente e laborioso.
  1018.  Per insegnare bene bisogna, come Socrate, farsi condannare a morte.
  1019.  L’idea che ho di Dio? Di uno che se la ride.
  1020.  Secondo costoro chi si ammala è colpevole.
  1021.  Siamo farfalle, il successo ci brucia. Orfeo
  1022.  Un cucciolo di cane geme nella notte. Non lo ascolta il vento, non lo guardano le stelle, solo un uomo potrebbe soccorrerlo. Oh, dignità dell’uomo!
  1023.  Ora Allah, se mai decide di parlare, non ha l’abitudine di parlare con gli scienziati. Dürrenmatt
  1024.  Sta diventando a poco a poco un’indecenza tutto quello che ha il coraggio di spacciarsi per cristiano. Dürrenmatt
  1025.  Sanno le femmine di altri animali introdursi il membro?
  1026.  Per andare dal Canada in Alaska basta scavalcare il 140º meridiano.
  1027.  Che l’uomo abbia bisogno di un redentore l’ha capito subito.
  1028.  Schifoso, l’unico posto dove si può urlare è la borsa.
  1029.  Proporrei a Kant di riconsiderare tutta la questione ponendosi dal punto di vista degli insetti.
  1030.  Dionisodoro! Si vantava che nessuno aveva mai ascoltato la sua musica.
  1031.  Non si prende in considerazione il Fedro di Platone là dove si parla di conoscenze da delirio o da mania. Ah, miserabile filosofia degli ultimi secoli!
  1032.  Sarà difficile aggiungere qualcosa di nuovo a quanto detto da Adorno e Horkheimer sulla nostra società.
  1033.  Se stabilisci qual è la cosa più importante ne trovi sempre qualcuna più importante.
  1034.  Nell’idealismo il colore della gomma da masticare s’intona con quello del vestito.
  1035.  Il Rocci, ragazzina, sai che è lo stesso che usavo io da ragazzino?
  1036.  La conoscenza può diventare notizia, non la sapienza.
  1037.  L’onanista non teme tradimenti.
  1038.  In punto di morte mi consolerà il pensiero di aver meritato il paradiso di cani e insetti più di quello di cristiani e musulmani.
  1039.  Per verificare l’ipotesi che il cane ha sei zampe lo scienziato non va a cercarlo, va a crearlo in laboratorio.
  1040.  Costoro chiamano musei i luoghi di raccolta di refurtive a spese della natura e di vetuste civiltà.
  1041.  S’è mai posto qualche diritto internazionale il problema di restituire i territori ai nomadi?
  1042.  Il popolo era libero di parlare la lingua di propria creazione, il dialetto.
  1043.  La borghesia ha imposto la lingua nazionale dello Stato e quella universale del mercato. I popoli sono diventati massa.
  1044.  Al potere importa che la massa resti ignorante.
  1045.  La tecnologia era un mezzo, ora è un fine.
  1046.  L’inizio di Big Swifty scuote i sassi.
  1047.  I loro dei sono umili ed esterrefatti rispetto al nostro onnipotente unico Dio.
  1048.  Campiamo sì e no qualche secolo, che ce ne facciamo di una società che promette una vita più lunga e un futuro di miracoli tecnologici?
  1049.  Se gli scienziati facessero esperimenti sulla propria pelle, sarebbero meno sospetti.
  1050.  Che società è quella che farebbe volentieri a meno di vecchi, malati e pazzi?
  1051.  In una piccola comunità puoi riconoscere chiunque (dalla fisionomia, dalla camminata, dalla parlata, dai gesti) a quale famiglia appartiene.
  1052.  Tentativo l’aforisma di scrivere contenuti senza forma o con la forma che si meritano.
  1053.  Si bombarda come l’insetticida l’insetto.
  1054.  La forza bruta è ora il potere della borsa.
  1055.  I figli del cittadino Caino hanno popolato la terra, non quelli del pastore Abele.
  1056.  Sempre meno per noi stessi, parenti, amici, vicini, sempre più per enti, associazioni, compagnie, imprese, partiti, ismi.
  1057.  Coraggio, Diana, non sei l’unica cosa bella a passare inosservata.
  1058.  Ci informano su tutto eccetto su ciò che ci interessa.
  1059.  C’è più differenza tra due paesini che tra due metropoli.
  1060.  Né presente né passato, viviamo in promesse del futuro.
  1061.  Il contadino piantava il salice per ottenerne legacci, non aveva bisogno dell’industria delle corde.
  1062.  Basta il rumore che assorda il giorno e le luci che abbagliano la notte a far rimpiangere le precedenti condizioni umane.
  1063.  La costituzione, potere travestito di giustizia.
  1064.  Il sapere è diventato come un modello di macchina, il vecchio non fa parte delle radici del nuovo, va in discarica.
  1065.  Quelle di Cecil Taylor non sono note a casaccio.
  1066.  Civiltà dell’effimero, abbiamo il volo ma ci manca l’aria.
  1067.  La patria dei capitalisti è là dove sono le loro ricchezze.
  1068.  Per il borghese non c’è salvezza, se ne frega.
  1069.  Appena sente parlare di istinto, il mio gatto s’innervosisce.
  1070.  Più volgarità nelle azioni che nelle parole. Se le parole sono pietre, le azioni sono macigni.
  1071.  Il merda di Pasolini e la merde di Barba.
  1072.  Se come marcia nuziale mi suonano Peaches En Regalia, mi sposo.
  1073.  Del resto nessuna legge punisce l’omicidio commesso dai medici. Rorario
  1074.  Il cervello della donna pesa di meno, è senza scorie.
  1075.  Come se lo stato attuale delle cose fosse l’ordine naturale!
  1076.  Per vendere più carne, vietano fumo, alcool e droga.
  1077.  Più facile trovare cibo e acqua nella savana che intrappolati nel traffico.
  1078.  Ma come si fa a chiamare scienziato chi ha inventato la bomba atomica?
  1079.  Parlano di libertà nei loro gironi d’inferno.
  1080.  Basta sollevare un sasso per osservare un altro mondo.
  1081.  Solo l’ideologia ci separa dagli animali; qualsiasi umano si riconosce con gli stessi occhi, le stesse orecchie, lo stesso cuore, le stesse viscere di un mammifero.
  1082.  Appena mi ha visto, il gattino ha fatto un saltello di gioia, così ho provato un saltello pure io.
  1083.  La specie più presuntuosa, ecco cosa ci distingue dagli animali, e Nietzsche ci mette in guardia dal concetto di specie.
  1084.  Siete così sicuri che nell’ambiente che ci siamo creati non abbiamo bisogno della comparsa di Fomalhaut?
  1085.  Il cristianesimo ha preferito l’ipocrisia e l’ateismo pratico del borghese allo zelo e all’ateismo teorico del comunista.
  1086.  Una nuova invenzione tecnologica non m’impressiona quanto la scoperta dell’etimologia di una parola del mio dialetto.
  1087.  Che ce ne facciamo della giustizia se non c’è giustizia per animali, piante e pietre?
  1088.  La salvezza dell’uomo! Io inizierei da quella degli insetti.
  1089.  Meglio le usanze obsolete del mio paesino che le feste di lavoratori, donne e innamorati.
  1090.  Dagli animali possiamo imparare a pensare senza parole.
  1091.  Sì, Marco, lo specismo, la lente aberrante con cui guardiamo gli animali, è piuttosto recente.
  1092.  Mete di viaggi luoghi incontaminati, depredati dagli affaristi e profanati dai turisti.
  1093.  Non capisco perché accettano la castrazione di un gatto e non quella di un uomo.
  1094.  Appena cerchiamo differenze tra noi e gli animali, incappiamo in astrazioni come anima, intelletto, coscienza.
  1095.  All’individuo non resta che difendersi da questa società.
  1096. Sartre. Dario Fo non ha rifiutato il Nobel.
  1097. Un falò di cravatte.
  1098.   Va a finire che quanto chiamiamo concetti non sono che parole; non sono già pronomi e congiunzioni operatori logici?
  1099.  Ridicolo farne un dramma, ma è sempre un dramma la passione per una donna.
  1100.  Una verità assoluta? Il fumo fa male.
  1101.  I santi baciavano piaghe di infermi e lebbrosi; se la santità non è fuggita dalla terra, è ora di baciare un cane rognoso.
  1102.  Dopo la mia morte nessuno innaffierà le mie piante.
  1103.  Che ne sappiamo della memoria storica degli animali?
  1104.  La verità come convenzione sociale.
  1105.  Ore di lavoro al computer e ti ritrovi con un pugno di mosche.
  1106.  L’uomo scopre un’escrescenza e corre dal chirurgo; l’animale la vede come una nuova parte del corpo e se la lecca.
  1107.  La morte di un albero è vita per insetti e funghi. Per chi è vita la nostra morte?
  1108.  La notizia è il reale e il reale è la notizia.
  1109.  Pronti a cercare nei tuoi vizi le cause della tua malattia.
  1110.  Sessantotto, sprazzo di luce nella civiltà borghese.
  1111.  Rispetto a un violino o un pianoforte gli aggeggi della tecnologia hanno una vita effimera.
  1112.  Non permettono di ritirarci nel deserto o in cima a un albero.
  1113.  L’amore, ragazzi, è un fenomeno chimico.
  1114.  Ecco il mare! Possiamo qui scordare la città!
  1115.  Tutta la forza dei canti popolari rieccola in Zappa.
  1116.  Se Dio parla, non fa discorsi.
  1117.  Mosè, Romolo, Remo, non più in una cesta sul fiume ma in un cassonetto della spazzatura.
  1118.  La ragione soffocata da ragioni di mercanti e affaristi.
  1119.  Del pulcino di cornacchia non restano che quattro piume.
  1120.  Si son voltate a guardare chi guardavo delle due.
  1121.  Seminiamo su una terra coperta di rifiuti, raccogliamo rifiuti.
  1122.  La Vergine Maria ha preferito lo Spirito Santo a un coetaneo.
  1123.  Funesto nonbiodegradabile, anche tra i piedi del redentore quando tornerà sulla terra.
  1124.  Il professor Zolla è fuggito dalla città.
  1125.  Mimetismo! Insetti e farfalle portano vestigia di antiche stagioni.
  1126.  L’arte ha un pubblico pagante, come la prostituta.
  1127.  Solo leggi scritte, dunque basta eliminare la carta.
  1128.  Un mare di notizie per nascondere le poche che ci interessano.
  1129.  Farfalle, migliaia di anni a provare disegni sulle ali.
  1130.  Platone riesce ad essere poeta argomentando.
  1131.  La pace universale garantita dalla bomba atomica.
  1132.  La terra non si fida dei medici che vogliono curarla.
  1133.  Alberi profumati dell’Etiopia.
  1134.  Il televisore al posto del focolare domestico.
  1135.  Se Zappa giocherella, cura ogni particolare.
  1136.  Interessa qualcuno di voi il miracolo che si compie alla nascita di un insetto?
  1137.  L’ira della vittima è diventata reato contro il carnefice.
  1138.  Se appare un alieno sulla terra gli mostreremo subito il nostro regno dei cieli.
  1139.  Gli insetti sono più bravi di me nell’afferrare una femmina.
  1140.  Libertà di pensiero quando è diventato innocuo.
  1141.  Lo Stato dà a tutti i diritti umani, ma poi li tratta da coglioni.
  1142.  Hanno ucciso un enorme coleottero davanti ai miei occhi. Quasi quasi rischierei la vita per lui.
  1143.  Per i Greci l’immortalità non è creare memoria?
  1144.  Da ospite a padrone della terra.
  1145.  Le chiamano conquiste della donna, urlare in borsa, contare soldi, guidare bombardieri.
  1146.  È iniziata la carneficina. Anche di animali e di vetusti monumenti assirobabilonesi. Intanto continua la pubblicità, continuano le partite di calcio, il cinema, l’arte tutta, i giornali, i politici, le urla in borsa, i week end, le sfilate di moda, le polpette, chi se ne frega di quei quattro gatti irakeni? Del resto i gatti di tutto il mondo non potranno mai unirsi. Non ci riescono neanche gli operai. Diario del Gattolupesco (DdG)
  1147.  La pubblicità non è l’anima del commercio ma il commercio dell’anima. DdG
  1148.  Conoscere è nutrirsi. Marsilio Ficino. DdG
  1149.  Oggi ho saputo la temperatura in gradi centigradi di quando sono nato. Gratis. Sì, perché gli umani, per una simile notizia devono pagare un ente di meteorologia. DdG
  1150.  Il sapere, per diventare scienza, deve accumularsi in tutte le fibre dell’organismo. Marsilio Ficino DdG
  1151.  Ascoltando musica brutta noi gatti scappiamo, saltiamo, ci arrampichiamo sulle tende. Alla sua musica ho invece fatto le fusa. DdG
  1152.  Quanti “ti amo” equivalgono alle fusa di un gatto? DdG
  1153.  Gli umani si salutano dopo essersi indagati con gli occhi. Sembra che chi saluta per primo sia inferiore. Noi gatti salutiamo le loro gambe, senza per questo sentirci inferiori. DdG
  1154.  Gli umani sono logorroici, non dicono “ho visto un gatto”, ma “ho visto quello che è un gatto” DdG
  1155.  A me non piacciono i cittadini. Non mi piacciono le loro case, si scivola sui pavimenti, s’impedisce di grattarci le unghie alle poltrone, un carcere insomma. Neanche i loro giardini mi piacciono, non ci sono topi, né insetti, né lucertole, né nulla. È vero, si mangia bene e non si soffre il freddo, ci tengono puliti, ma al minimo starnuto ci portano dal veterinario. Conoscete la storia del topo di campagna e del topo di città. Ne potrei raccontare una sui gatti di città e di campagna. Ci castrano, maschi e femmine, non sopportano i nostri laceranti miagolii d’amore. DdG
  1156.  Se anche noi gatti volessimo un medico per ogni mille abitanti, non basterebbe un mondo di veterinari. DdG
  1157.  Secondo gli umani io sarei un gatto italiano (di Dante? di Leopardi?). Ma se fossi in Inghilterra sarei un gatto inglese (e anche qui, dell’Inghilterra di chi?). Fra poco chiederanno la carta d’identità pure a noi. DdG
  1158.  La società degli umani è diventata globale, padrona del mondo dei gatti, dei cani, delle pulci dei cani, degli alberi e di ogni cosa vivente e non vivente. Se noi gatti avessimo avuto lo stesso privilegio, il mondo miagolerebbe, ma non sarebbe coperto di stupide ragioni. DdG
  1159.  Il copyright? Gli umani l’hanno inventato perché le loro idea potrebbero essere rubate dagli altri. Non sono idee schiave del loro denaro e delle loro proprietà? DdG
  1160.  Non capisco come i cani si siano abituati a viaggiare in macchina. Si spostano senza muoversi! DdG
  1161.  Voglio ricordare un mio antenato, il giullare Gattolupesco, agli albori della letteratura italiana.DdG
  1162.  Dopo giorni di nuvole e freddo ho potuto finalmente farmi un po’ di pulizie al sole. Non capisco gli umani, forse si lavano di nascosto. DdG
  1163.  Anche se io non mi vergogno affatto se il mio cane Bilbo mi guarda mentre faccio la doccia e ho spesso l’impressione che sia lui a vergognarsi se lo guardo mentre fa i bisogni sul prato! Marco Maurizi DdG
  1164.  Con rime e ritmi è più facile ricordare versi.
  1165.  Mai più il silenzio.
  1166.  Imprinting cittadino, ricordi di asfalto e cemento.
  1167.  Vogliamo a tutti i costi capirci qualcosa.
  1168.  L’arte richiede tempo, come la paziente natura.
  1169.  Delle tragedie greche non ci restano neanche le sacre rappresentazioni.
  1170. Subito dopo tu sei tu e lei è lei.
  1171.  Dopo avere ucciso la terra aspirano a non uccidersi tra loro.
  1172.  Non conosciamo i pensieri di uomini vissuti oltre cinque o seimila anni fa.
  1173.  Salta di gioia se le propongo di guardare le stelle.
  1174.  Pessimista e ottimista, l’uno ne sorride, l’altro lo deride.
  1175.  Difficile comunicare novità interiori.
  1176.  Timidezza e vigliaccheria nei nostri migliori pensatori.
  1177.  Non sapremo distinguere tra un urlo e un rumore.
  1178.  Ci sarà qualcuno che racconti com’era il cielo notturno?
  1179.  Scrivere come in punto di morte.
  1180.  Abituano i bambini ad avere ragione, non a cercare ragioni.
  1181.  Parliamo la lingua di Manzoni, così non capiamo quella di Leopardi.
  1182.  Talmente abituati alla morte altrui da considerare impensabile la propria.
  1183.  Urla soffocate dai sedativi.
  1184.  Liberaci, Signore, dal morire intubati in ospedale.
  1185.  Gli antichi non avevano la dea comodità.
  1186.  Scontato che muoiano in vitro se nascono in vitro.
  1187.  Rossa la lingua dei pulcini di gazza.
  1188.  Da quando l’uomo si è insuperbito nei confronti della natura? Da quando ha inventato la ruota o da quando si è inventato l’anima?
  1189.  A onor dei nobili potrei narrarvi la storia degli scacchi.
  1190.  Dare, offrire lavoro, come se il lavoro fosse un’elemosina.
  1191.  Ancora motivi, Cristo, per tornare sulla terra?
  1192.  Indispettito di morire senza vedere l’ultima scoperta tecnologica.
  1193.  Morire contenti, io per aver piantato un bosco.
  1194.  Il crescete e moltiplicatevi era rivolto a un popolo di quattro gatti.
  1195.  Condizionati dall’orario.
  1196.  L’orologio è sempre sballato rispetto alla posizione del sole.
  1197.  Per la storia e la geografia non vi danno che cose false a forza di essere schematiche. Simone Weil
  1198.  Come Ippocrate, erede della sapienza di generazioni di medici.
  1199.  Per educare qualcuno bisogna prima innalzarlo ai nostri occhi. Simone Weil
  1200.  È un privilegio se il gatto mi aspetta davanti casa.
  1201.  Tutto inizia, tutto finisce nell’eterno divenire, ma l’Antropocene lascerà solo cicatrici.
  1202.  Da quali luci erano attratte le falene prima della lampadina?
  1203.  Lotta tra Dio e Lucifero, bene e male, uomo e natura.
  1204.  Già fanno i nidi gli uccelli sugli alberi del mio boschetto.
  1205.  Il comportamento del bambino fa paura all’adulto.
  1206.  L’affamato di giustizia muore di fame.
  1207.  I politici sognati da Platone si rifiuterebbero di governare una società come la nostra.
  1208.  È finita per l’asino e per il mulo.
  1209.  Il pulcino di gazza espelle la cacca dal nido.
  1210.  Tra i vermi che divorano il formaggio non c’è un colpevole.
  1211.  Credono di vivere felici su una terra infelice.
  1212.  Il disarmante annaspare di un rondone caduto dal cielo.
  1213.  La parola va scritta a proprie spese.
  1214.  La cacca ha perso l’essere da quando è nato il water.
  1215.  La parola ha vestito il mondo, è ora di spogliarlo.
  1216.  Un geco come ospite.
  1217.  Il capitalista è mortale, il capitale immortale.
  1218.  I passeri tedeschi non scappano alla vista di un bambino.
  1219.  Conoscenze confezionate.
  1220.  La gazza smemorata semina alberi.
  1221.  Sogno americano. Miliardi di uomini con la cicca in bocca.
  1222.  E se volessi collegarmi con una mosca?
  1223.  I gabbiani pescano nel mare dei rifiuti umani.
  1224.  I bambini vengono cresciuti come bonsai, adulti in miniatura.
  1225.  Moscerini e farfallette dovrebbero valere qualche chilometro all’ora in meno.
  1226.  I bambini vivaci rifiutano la potatura, o no Salinger?
  1227.  Non è già volgare il numero degli uomini?
  1228.  Barba, uno spettacolo che non vuole applausi.
  1229.  Politica a una dimensione, solo destra e sinistra, né alto né basso, né interno né esterno, né superficie né fondo.
  1230.  La natura sono i documentari sulla natura.
  1231.  I mercanti del tempio non erano ambulanti.
  1232.  Il pudico giglio coltivato in impudiche serre.
  1233.  La storia dal punto di vista degli zingari.
  1234.  Fonti e sorgenti non conviene che siano sacre, altrimenti non si possono intubare, imbottigliare, comprare, vendere.
  1235.  Asservimento di tutte le culture a una sola, l’ultimo aborigeno indosserà la cravatta.
  1236.  Al gatto basta la coda per giocare.
  1237.  Rimpiazzabili come lampadine fulminate.
  1238.  Anche quando gli dei se ne andranno dalla terra, vorranno ancora inchinarsi davanti agli idoli. Dostoevskij
  1239.  Nella natura non c’è nulla di ridicolo. Dostoevskij
  1240.  La nostra società non ha nulla da raccontare.
  1241.  Mandiamo Einstein in una bettola a spiegare la sua teoria e vediamo come se la cava.
  1242.  Le campane non si sentono più. Orwell
  1243.  La lurida mosca sta sempre a pulirsi.
  1244. L’arte è diventata neutrale, né maschile nè famminile.
  1245. Chi ha sganciato l’atomica su Hiroshima è una persona per bene.
  1246.  Più libero uno schiavo greco di un operaio della FIAT.
  1247.  Non c’è fame di giustizia dove tutto è giustificabile.
  1248.  Dopo una vita innaturale non potremo invocare una morte naturale.
  1249.  Topolino è arte per l’arte, non si capisce come si guadagna il pane.
  1250.  Per metterti a tacere basta darti un ismo.
  1251.  Citare Čapek.
  1252.  Certo, Pascal, nell’uomo c’è qualcosa di sconfinato, l’abisso che lo separa dal suo essere animale.
  1253.  Rametti, poi icnofossili. Non potrebbero essere disegni che l’argilla forma asciugandosi?
  1254.  Dal figlio accetta qualsiasi bravata, ma non che voglia farsi santo.
  1255.  Lei si meraviglia di come riesca ad apparire tanto desiderabile quando nello specchio si trova con mille difetti.
  1256.  Su strade cittadine devi dar tono alla camminata.
  1257.  Saper guardare, ossia dimenticare il nome delle cose che si vedono. Valéry
  1258.  Le ho spezzato il sorriso con uno sbadiglio.
  1259.  Le adolescenti sorridono dei loro coetanei.
  1260.  Non è concesso al primo venuto di parlare degli animali. Fabre
  1261.  Sono ancora belli i tramonti romani?
  1262.  In caso di pericolo pensiero e azione coincidono, proprio come negli animali.
  1263.  Il cantastorie tramandava storie, noi abbiamo la storia di Stato.
  1264.  L’etica kantiana basata sull’io penso cartesiano.
  1265.  La pubblicità è l’anima del commercio, un’anima dannata.
  1266.  L’oggetto della psicologia è il soggetto.
  1267.  È talmente bella che ha sempre ragione.
  1268.  Zappa, come Dante, scrive in volgare.
  1269.  La ragione è bella quando gioca, in logica e in matematica.
  1270.  Un moscerino color acquamarina.
  1271.  Le religioni primitive non proclamano verità assolute.
  1272.  Il servo della gleba non guardava le previsioni del tempo, le faceva.
  1273.  Necessaria la bellezza nell’arte ma non sufficiente.
  1274.  La borghesia ha ostacolato ogni progresso scientifico e tecnologico che non favorisse i propri interessi.
  1275.  L’esaltazione non riguarda più la visione di un dio ma lo spirito del gregge.
  1276.  Vogliono eliminare la sporcizia dal mondo, ma scendono a patti con chi la produce.
  1277.  Con una pedata hanno messo a tacere un cane che abbaiava contro un amplificatore. Ma non dovevano darla all’amplificatore?
  1278.  La pubblicità non fa mai sciopero.
  1279.  Artaud s’è riappropriato della parola ma l’hanno messa in manicomio.
  1280.  Prima creava il mondo; adesso si è buttato sulla produzione. Karel Čapek
  1281.  Subire con ordine e decoro, proibito mettersi le mani nei capelli.
  1282.  Chiunque diventa cattivo in gabbia.
  1283.  Lo stivale delle sette leghe era più bello dell’automobile. Musil
  1284.  Segno dei tempi il museo. Non è tutto un cimitero?
  1285.  Un’assemblea di mille imbecilli non fa una persona intelligente. Schopenhauer
  1286.  Darei una multinazionale per una lucciola. Pasolini
  1287.  Beati gli uomini nati prima delle macchne.
  1288.  L’opinione, mal caduco. Eraclito
  1289.  Alla morte ci pensano le pompe funebri.
  1290.  Permettono tutto, purché nulla abbia valore.
  1291.  È necessario convincere i macellai che gli animali non hanno coscienza.
  1292.  La filosofia dovrebbe stupire più che convincere.
  1293.  Se dormi, non gocciola il naso.
  1294.  Il diritto internazionale degli scarabei.
  1295.  Riprodurre fedelmente la realtà e ti accorgi che anche quella è un’interpretazione.
  1296.  Ce l’hai tu il rifugio antiatomico?
  1297.  Al pollo fa ridere il becco dell’aquila.
  1298.  Migliaia di anni per abituarsi ai vestiti, poche decine per abituarsi alle macchine.
  1299.  Se non fa il politico, il capitalista se lo compra.
  1300.  Socchiudevano gli occhi come i gatti le stelle.
  1301.  Il tempo offeso dall’orario.
  1302.  Oh, movimenti degli strigidi!
  1303.  La tecnologia non sopravvive senza sventrare la crosta.
  1304.  Andare a piedi è sfidare le macchine.
  1305.  Nel mondo regna l’ordine, l’ordine poliziesco.
  1306.  Non si scherza coi fossili.
  1307.  I primi a uscire allo scoperto furono gli scorpioni, i primi adesso a scapparsene.
  1308.  Con quale cane non si può giocare?
  1309.  La dentiera non fa bei sogni.
  1310.  Da quando i coccodrilli non sono sacri, ne facciamo portafogli.
  1311.  Secondo Erodoto gli Egizi erano vegetariani.
  1312.  Alessandria insorse perché un soldato romano aveva ucciso un gatto.
  1313.  Il ciliegio viene dalla città di Kerasos.
  1314.  Il macellaio non è più un sacerdote.
  1315.  La matematica è bella perché c’è contraddizione. Simone Weil
  1316.  Alla fine il re vale meno del pedone.
  1317.  I tentativi di mettere zingari, tuaregh e pellerossa alla catena di montaggio sono falliti.
  1318.  Se la Fenice non si lascia scorgere è per paura dell’uomo.
  1319.  Funziona tutto a meraviglia ma con l’incubo delle batterie scariche.
  1320.  Dall’acqua di Talete alla volontà di potenza. Dov’è il progresso in filosofia?
  1321.  Il commerciante contrattava il prezzo, ora lo impone.
  1322.  Scandalose fanciullaggini ci attirano la loro invidia.
  1323.  È sempre la macchina che stabilisce che cosa deve diventare il corpo. Anders
  1324.  L’avvenimento è una merce. Anders
  1325.  Dato che il mondo ci è fornito in casa, non ne andiamo alla scoperta; rimaniamo privi di esperienza. Anders
  1326.  La menzogna non ha mai posseduto uno strumento migliore: non mente più contro la realtà con l’aiuto di immagini false ma con l’aiuto della realtà stessa. Anders
  1327.  Sudiciume condiviso da migliaia è pulito. Anders
  1328.  Il concetto di progresso ci ha resi ciechi all’Apocalisse. Anders
  1329.  L’ideale della bellezza si realizza in confezioni, mostre, macchine, arredi, negozi, stadi, sfilate, luci, fuochi d’artificio, botti, a scapito della bellezza del cielo stellato.
  1330.  Il dono della parola ricambiato con le chiacchiere.
  1331.  Ci sono rimasti pochi nomi di stelle. Le altre sono numeri.
  1332.  Possiamo comprare la luce, non il buio notturno.
  1333.  Gli uccelli diurni stanno imparando a cantare di notte, quando il frastuono si attenua.
  1334.  Il terrore che attanaglia il teorico della scienza è quello di vedere un sapere all’opera che non sa dare ragione di sé, un sapere che funziona, senza dubbio, ma sembra funzionare su un abisso. Maurizi
  1335.  Il museo è l’esempio più eclatante della neutralizzazione della pittura. Maurizi
  1336.  L’incredibile è che resta sempre il dubbio.
  1337.  Dio non ha amici.
  1338.  C’è una storia dei morti per amore? Gli arabi ne hanno una bellissima.
  1339.  Non sapeva che le leggi di mercato sono più forti delle leggi divine. Karel Čapek
  1340.  Chi non si accorge della tua assenza non è tuo amico.
  1341.  Non potrai rifugiarti nella solitudine se non la sopporti.
  1342.  La personalità ineludibile dei gatti.
  1343.  Ciò che non sono riuscite a compiere religioni e filosofie, imperi e rivoluzioni, è riuscita a compierlo la bomba: renderci realmente un’unica umanità. Anders
  1344.  Come’è arrivato l’uomo a minacciare il proprio pianeta? Ha ancora senso l’idea di progresso? Vittorio Hösle
  1345.  La redenzione dell’uomo sarebbe meno presuntuosa se si credesse anche nell’immortalità degli animali.
  1346.  La Bibbia non nomina i gatti.
  1347.  Un’epoca che si vanta del progresso deve chiedersi quanto ne ha fatto per superare uno Stradivari.
  1348.  Hanno preso la via più facile: deificare Cristo invece di comprenderlo. Ceronetti
  1349.  Se non vuoi rinunziare a mangiare carne, devi macellartela con le tue mani.
  1350.  L’uomo resta tra gli animali terrestri quello più spocchioso, è il solo in grado di scrivere maldicenze sul conto degli altri animali. Coetzee
  1351.  Questo scritto non ha il copyright, grazie, Debord.
  1352.  Non c’è società peggiore di quella in cui i più ricchi sono considerati i migliori. Cicerone
  1353.  In nome dei maiali vi dico che la situazione è più tragica di quanto possiate immaginare.
  1354.  Nell’era della bomba addestrati a pensare che tutto va bene.
  1355.  Beckett, roba da fine del mondo.
  1356.  Solo in primo e secondo piano, a colori, in bianco e nero, con commento e sottofondo musicale, eccoli i nostri animali.
  1357.  I pazzi ci rimproverano troppe cose, così li facciamo ingrassare.
  1358.  Insomma, per parlare con qualcuno devi pagare.
  1359.  Vai per salvare un animale e ti danno dell’animalista!
  1360.  È possibile immaginare un luogo della terra rimasto bello e incontaminato?
  1361.  L’animale che dimentica di essere animale. Maurizi
  1362.  L’antispecismo inaugura un rinnovamento culturale epocale di cui facciamo forse ancora fatica a vedere i confini e la profondità. Maurizi
  1363.  La contrapposizione tra uomo e animale è un divenuto, un prodotto della storia che raggiunge il suo apice proprio con il capitalismo. Maurizi
  1364.  Corrente elettrica permettendo. Pare che al computer lo scritto duri più che su pietre, papiri, tele, muri, libri, foglietti. Tutto a portata di mano. Anche qui puoi scrivere il non scrivibile, nel gregge non ti vede nessuno. Col rischio di fare il Diogene che si masturba al mercato.
  1365.  Pensiero come atmen, respirare.
  1366.  Anche i film porno sfoggiano bandiere americane.
  1367.  Gli americani hanno talmente paura del comunismo che lo vedono anche in un innocente romanzo di Steinbeck.
  1368.  Dopo la caduta del muro di Berlino le democrazie occidentali hanno buttato la maschera, manifestandosi per le dispotiche e imperialiste che sono.
  1369.  Hanno ancora paura degli insetti con la bomba atomica a portata di mano.
  1370.  Ci siamo dimenticati di Élisée Reclus.
  1371.  Oh, piante, tra i più antichi abitanti della terra, non v’era mai capitato in centinaia di milioni di anni di nascere qui e morire là, dopo una vita di girotondi nei vasi e senza la visita di un insetto.
  1372.  Il solito tema, la solita improvvisazione di fiati, piano, basso, batteria e ogni tanto il jazz raggiunge lo stato di grazia d’un’adolescente che saltella nei prati.
  1373.  Apollineo e dionisiaco nel jazz, tecnica e improvvisazione.
  1374.  Quando sulla terra resterà l’ultimo traduttore di latino lo rincorreranno anche le ragazzine.
  1375.  Finiremo sommersi da monnezza e messaggi pubblicitari.
  1376.  L’indagine sulla mente umana resta sempre all’inizo se non parte da quella degli animali.
  1377.  Vivere nei pressi di un allevamento di maiali insieme a gente che urla contro la puzza invece che contro l’allevatore.
  1378. Dal Deserto di Gobi al Mato Grosso, dal Mare di Beaufort alla Terra del Fuoco, dalle Figi alle Cicladi, ovunque la stessa musichetta di Windows.
  1379.  Piove, piove! Chi più felice delle piante?
  1380.  Ha scelto di vivere su un albero, ma è stato fatto sloggiare dalla polizia perché deturpava l’ecosistema.
  1381.  Finiranno per farci credere che facciamo ciò che vogliono i nostri neuroni. Il concetto di destino, cacciato dalla porta dell’Illuminismo, è rientrato dalla finestra dell’Illuminismo scientifico.
  1382.  La storia dello Stato è talmente piena di segreti e bugie, che finisci col diventare un complottista.
  1383.  Nessun profeta ha visto quanto ha predetto.
  1384.  Se non fosse per lo sfruttamento degli animali, il mondo attuale sarebbe per costoro il migliore dei mondi possibili.
  1385.  In chiesa i cristiani, i borghesi ai concerti.
  1386.  Un giorno tenteranno di dipanare l’arduo problema dell’istinto. Fabre
  1387.  Mai più si sveglieranno al canto del gallo.
  1388.  Riscoperta del camminare scalzi, quando le scarpe erano l’eccezione.
  1389.  Prima il giornale, poi la radio e la televisione, adesso internet, banditori sempre più sofisticati.
  1390.  È compatibile la macchina con la natura?
  1391.  Il formicaio pensa positivo all’arrivo della ruspa.
  1392.  Prima che scienze e tecnologie vengano smascherate ne passerà di tempo, lo stesso tempo che serve a strapparle dalle mani dei padroni.
  1393.  I proverbi erano moneta di scambio culturale.
  1394.  Gli ebrei si portano addosso il peso del popolo eletto.
  1395.  Viaggiare è una perdita di tempo se non sei un Darwin o un Fabre.
  1396.  Bach è le sintesi della musica del suo tempo, Zappa del nostro.
  1397.  Invece di osservare la scienza manipola.
  1398.  Se una mosca ti molesta, è che sente odor di carogna.
  1399.  Il greco nekrós e il latino cadaver per umani e animali. La parola carogna appare per la prima volta in Boccaccio.
  1400.  Se l’intelligenza è una strategia per adattarsi all’ambiente (e ne sono provviste tutte le specie viventi), quella dell’uomo è una strategia che rischia di distruggerlo. Danilo Mainardi
  1401.  Saremo schiavi dei capitalisti fino a quando non protesteremo contro l’invadenza della pubblicità.
  1402.  Del Sessantotto non resta nppure il ballo della mattonella.
  1403.  Dio mio, qui c ’è anche il gattino agonizzante che addentava stasera le sbarre della gabbietta https://www.youtube.com/watch?v=7FMb22xx95g
  1404.  Alla fine dei tempi l’uomo si ricorda di essere un animale.
  1405.  La musica popolare non può essere analizzata senza tener conto di monti, mari, piante e animali in cui è nata.
  1406.  Sono nato in mezzo a due miliardi di uomini, morirò in mezzo a più di sette.
  1407.  Il principio di responsabilità di Jonas? Le colpe dei figli ricadranno sui padri.
  1408. Occuparsi dei media per scarnificarli come Adorno, non come costoro per compiacersene.
  1409.  Il capitalismo rimescola le carte del libero pensiero solo per fare uscire sempre e solo la propria.
  1410. Non abbiamo ancora capito che questo qui

nasce e muore come noi, mangia e beve, starnutisce e sbdiglia, dorme, e come noi sogna la sua amata, senza pretese di immortalità.

  1. È ora che la filosofia inizi a fare i conti con animali e piante.
  2.  La teoria quantistica sente nostalgia delle categorie qualitative.
  3.  È un pozzo, non si scorge la sua profondità ma solo l’immagine che offre del mondo esterno.
  4.  La coda del gatto è un altro animale.
  5.  Paleontologia ed etologia demoliscono l’antropocentrismo e non se ne accorgono.
  6.  Il nuovo pensiero è così rivoluzionario che è prematuro stabilirne confini e steccati, a cominciare dal brutto nome che gli si dà di antispecismo.
  7.  L’arte, la più subdola mistificazione dell’animalità umana.
  8.  L’arte è la più elegante forma di ipocrisia, perché, estraniandosi da tutte le altre attività umane in un mondo privilegiato, un mondo in cui riprendersi la natura animale dell’uomo, serve più a nasconderla che a rivelarla. Nell’arte l’animalità ritorna filtrata, purificata, mistificata.
  9.  Magia liberata dalla menzogna di essere verità. Adorno
  10.  Finalmente un nuovo pensiero, l’uomo inizia a interrogarsi in quale punto tra miliardi di galassie è capitato e dopo quanti milioni di specie viventi è apparso sulla terra.
  11.  Il cane avanza correndoti avanti e indietro. Il gatto in avanti a tenderti un agguato. Per il cane sei un padrone, per il gatto una preda.
  12.  La scienza, che aveva il compito di far comprendere con chiarezza ogni cosa e dissipare ogni mistero, è diventata essa stessa il mistero per eccellenza, al punto che l’oscurità, e finanche l’assurdità, appaiono oggi, in una teoria scientifica, come segni di profondità. Simone Weil
  13.  Ogni privilegio, e quindi ogni oppressione, ha come condizione l’esistenza di un sapere essenzialmente impenetrabile alle masse lavoratrici le quali si trovano cosí obbligate a credere cosí come sono costrette a obbedire. La religione, ai nostri giorni, non è piú in grado di adempiere a questo ruolo, e la scienza ne ha preso il posto. Simone Weil
  14.  La scienza attuale è pronta per servire da teologia alla nostra società. Simone Weil
  15.  Il socialismo non sarà concepibile fintanto che la scienza non sarà stata spogliata dal suo mistero. Simone Weil
  16.  Come la Chiesa, la Scienza ha il potere di isolare i liberi pensatori e offrire speranze alle masse. Slavoj Žižek
  17.  Nell’era della bomba si predica la non violenza. Affogheremo come pacifici moscerini nel mosto.
  18.  Chi ci dice che Diogene non cercasse l’animale che era?
  19. I più puliti possibili su una terra coperta di merda.
  20.  Del resto la filosofia non è che un tentativo di dire l’indicibile.
  21.  - Animalista? – No, animale.
  22.  Quanto più ascolto musica, tanto più Bach crea un abisso tra sé e gli altri. Adesso ascoltando Zappa.
  23.  Finito il potere della teologia, si aggrappano all’enciclopedia e a Wikipedia.
  24.  A livello della comunità scientifica la fisica del caos, la relatività e la fisica quantistica sono state acquisite solo come nuove tecniche di calcolo e di sperimentazione e non nella loro reale portata ‘rivoluzionaria’. Enrico Giannetto
  25.  In una società che rincorre l’eterna giovinezza non c’è neanche un vecchio che se la rida, l’hanno promessa anche a lui. Da saggio per antonomasia a rimbambito.
  26.  Meraviglie della tecnica, permettono di pubblicare il proprio profilo ovunque sul globo, ma solo il globo umano, perché mica la vedranno i marsupiali della Tasmania o i rettili delle Galapagos.
  27.  L’idea dell’uomo, nella storia europea, trova espressione nella distinzione dall’animale. Con l’irragionevolezza dell’animale si dimostra la dignità dell’uomo. Questa antitesi è stata predicata con tale costanza e unanimità da tutti gli antenati del pensiero borghese – antichi ebrei, stoici e padri della Chiesa – e poi attraverso il Medio Evo e l’età moderna, che appartiene ormai, come poche altre idee, al fondo inalienabile dell’antropologia occidentale. Adorno-Horkheimer
  28.  E se arrivasse il giorno in cui accuseranno i nostri filosofi, artisti, scienziati, e, chissà, la stragrande maggioranza di noi, di essere collusi con il sistema capitalistico come Heidegger con il nazismo? Quel giorno non ci verrà in aiuto alcun Siegfried Bröse.
  29.  Ci illudevamo con parole di vita eterna.
  30.  Monicelli ci ricorda che la speranza è una trappola inventata dai padroni.
  31.  Penso che l’unico modo per evitare che l’umanità continui a sprofondare verso un abisso di inimmaginabile violenza sia ripensare il nostro rapporto con l’animale. Ciò che facciamo a loro, lo facciamo a noi stessi. Maurizi
  32.  Quanta verità può esserci nel pensiero di un bambino? Diventi adulto se ti convinci che da bambino eri in errore. E quanta fatica per convincersi poi, da adulto, di avere invece avuto ragione durante l’infanzia. Maurizi
  33.  L’arte è stata uno degli elementi di costruzione e cementificazione del potere, essa è parte integrante della storia del dominio. Maurizi
  34.  Oggi, forse proprio a causa dell’acuirsi della contraddizione sociale in cui l’arte stessa si trova impigliata, il bello è trapassato quasi interamente nel suo opposto. Maurizi
  35.  Un tempo pensavo che bastasse sedersi attorno a un tavolo e discutere per risolvere i maggiori conflitti dell’umanità. Poi ho capito che bisogna prima espropriare la fabbrica di tavoli. Maurizi
  36. Le coccinelle li mangiano, le formiche ne succhiano il miele.
  37.  Fa più onore alla cultura chi rinuncia a essa e non svolge una parte nei suoi festivals che non chi si lascia tacitare dai suoi bisogni. Adorno
  38.  Difendi affamati di giustizia? Attento all’apologia di reato!
  39.  L’apertura verso un impensato inaudito. Antonio Volpe
  40.  Credono che la tecnica risolverà i mali che produce.
  41.  Il cane stravede per l’uomo.
  42.  Io non tollero la vista di chi trasforma il sacro in un mestiere. Hölderlin
  43.  Picasso partecipa nel 1949 a una manifestazione contro la fondazione della NATO e se ne deduce che si presta al gioco dei comunisti.
  44.  Barbarie sterilizzare un gatto.
  45.  La vacanza è per me essere libero di non lavarmi.
  46.  Nella vecchiaia ci accorgiamo di quant’eravamo belli.
  47.  Negli ambiti con i quali abbiamo a che fare si dà solo conoscenza fulminea. Il testo è il tuono che poi continua a lungo a risuonare. Walter Benjamin
  48.  L’opera principale avrebbe dovuto consistere di sole citazioni. Walter Benjamin
  49.  Bastano 50 km. all’ora per uccidere una volpe.
  50.  L’incendio a Montreaux 1971 avvenne durante l’esecuzione di King Kong.
  51.  Il gatto di Schrödinger si sente offeso.
  52.  Mistificazione parlare di pace e amore nell’era della bomba.
  53.  A quanto pare le comete sono il polline del cosmo.
  54.  Non è la Comunità Scientifica Internazionale un perfetto esempio di groupthink?
  55.  Ho visto qui un uomo spargere semi di querce lungo i margini brulli della strada.
  56.  Il superuomo di Nietzsche è prima di tutto un animale.
  57.  I filosofi attuali si capiscono solo fra loro.
  58.  Ripugnante qualsiasi filosofia antropocentrica nel tempo della massima devastazione del pianeta.
  59.  Agli dei piace il fumo.
  60.  Chi impara di più a scuola è l’insegnante.
  61.  La verità la dicono solo se anch’essa è un affare.
  62.  Le lingue le inventano i poveri, i ricchi impongono come parlarle.
  63.  Al pensiero della morte il progresso perde ogni senso.
  64.  Di fronte a fossili e galassie la filosofia è condannata al provincialismo.
  65. Democrazia e mass-media – Una democrazia i cui elettori non siano insieme illuminati e umani alla fine cadono vittima dei propagandisti più cinici. Lo sviluppo e la diffusione dei mezzi che condizionano le masse – giornali, radio, televisione, inchieste – interagendo con il regresso della cultura, devono portare necessariamente alla dittatura e alla regressione dell’umanità. Horkheimer
  66.  I sentimenti della magnanimità, della bontà, oggi hanno il respiro breve. Horkheimer
  67.  La teologia dice: alla fine ci sarà giustizia; il positivismo dice: le cose andranno sempre meglio. Entrambi finiscono per accettare l’esistente come loro presupposto logico. Horkheimer
  68.  Che l’uomo sia radicalmente diverso dall’animale – anche questo è un errore. Horkheimer
  69.  Ho il sospetto che un’umanità più giusta vivrebbe assai di più nella coscienza della morte. Tutto apparirebbe nella sua luce, senza per questo avere un sapore amaro; sarebbe solo un elemento che relativizzerebbe le cose, mettendole nella giusta prospettiva. Horkheimer
  70.  Il principio di maggioranza […] è diventato la forza sovrana davanti alla quale il pensiero deve inchinarsi. È il nuovo dio, ma non nel senso in cui gli araldi delle grandi rivoluzioni lo concepivano – cioè come una forza di opposizione all’ingiustizia esistente – bensì come una forza di opposizione a tutto ciò che non si uniforma. Horkheimer
  71.  Oggetto del riso non è più la moltitudine ansiosa di conformismo ma l’eccentrico che ancora osa pensare con la testa sua. Horkheimer
  72.  Ora che la scienza ci ha aiutati a vincere il terrore dell’ignoto nella natura siamo schiavi di pressioni sociali che noi stessi abbiamo create. Quando siamo chiamati ad agire in modo indipendente chiediamo schiemi, sistemi e autorità. Horkheimer
  73.  La gente gode di una porzione considerevole di libertà nel comprare e nel vendere, nel cercare e nello scegliere un lavoro, nell’esprimere la sua opinione e nel muoversi in tutte le direzioni, ma le sue libertà non trascendono mai il sistema sociale stabilito, il quale determina i suoi bisogni, le sue scelte e le sue opinioni. Marcuse
  74.  Il fatto che la grande maggioranza della popolazione accetta ed è spinta ad accettare la società presente non rende questa meno irrazionale e riprovevole. Marcuse
  75.  In quest società l’apparato produttivo tende a diventare totalitario nella misura in cui determina non soltanto le occupazoni, le abilità e gli atteggiamenti socialmente richiesti, ma anche i bisogni e le aspirazioni individuali. In tal modo esso dissolve l’opposizione tra esistenza privatata ed esistenza pubblica, tra i bisogni individuali e quelli sociali. La tecnologia serve per istituire nuove forme di controllo sociale e di coesione sociale, più efficaci e più piacevoli. Marcuse
  76.  La libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni né gli schiavi. Marcuse
  77.  La scienza è diventata in sé un fatto tecnologico. Marcuse
  78.  Se la vita pubblica ha ragiunto uno stadio dove il pensiero si trasforma inevitabilmente in merce e la lingua in imbonimento della medesima, il tentativo di mettere a nudo questa depravazione deve rifiutare obbedienza alle esigenze linguistiche e teoretiche attuali, prima che le loro conseguenze storiche universali lo rendano del tutto impossiblile. Adorno-Horkheimer
  79.  Il processo a cui viene sottoposto un testo letterario, se non già nella previsione automatica dell’autore, in ogni caso dallo staff di lettori, curatori, revisori, gost writers, dentro e fuori degli uffici editoriali, supera in compiutezza qualunque censura. Adorno-Horkheimer
  80.  Nella misteriosa attitudine delle masse tecnicamente educate a cadere in balia di qualunque dispotismo, nella loro tendenza autodistruttiva alla paranoia popolare, in tutta questa assurdità incompresa si rivela la debolezza della comprensione teoretica di oggi. Adorno-Horkheimer
  81.  Il singolo, di fronte alle potenze economiche, è ridotto a zero. Queste, nello stesso tempo, portano a un livello finora mai raggiunto il dominio della società sulla natura. Adorno-Horkheimer
  82.  Il mito trapassa nell’illuminismo e la natura in pura oggettività. Gli uomini pagano l’accrescimento del loro potere con l’estraniazione da ciò su cui lo esercitano. Adorno-Horkheimer
  83.  L’animismo aveva vivificato le cose; l’industrialismo reifica le anime. Adorno-Horkheimer
  84.  Paperino nei cartoni animati, come i poveracci nella realtà, ricevono la loro buona dose di botte perché gli spettatori imparino ad abituarsi alle proprie. Adorno-Horkheimer
  85.  Se, nell’epoca liberale, il povero era accusato di pigrizia, oggi, invece, è automaticamente sospetto. Adorno-Horkheimer
  86.  Il pathos della compostezza giustifica il mondo che la rende necessaria. Questa è la vita, così dura, ma perciò anche così meravigliosa, sosì sana. La menzogna non arretra di fronte al tragico. Adorno-Horkheimer
  87.  Libertà del sempre uguale. Adorno-Horkheimer
  88.  È dubbio che, dopo l’uomo, possa sorgere una specie immediatamente superiore nel senso della storia naturale. Poiché quello che c’è di vero nell’antropomorfismo è che la storia naturale non ha, per così dire, fatto i conti col colpo fortunato che le è riuscito nell’uomo. La sua capacità distruttiva promette di diventare così grande che – con l’esaurirsi di questa specie – sarà fatta tabula rasa. O essa sbrana se stessa, o trascina con sé tutta la fauna e la flora del globo, e se la terra è ancora giovane abbastanza, tutta la faccenda – per parafrasare un detto famoso – dovrà ricominciare da capo a un livello molto più basso. Adorno-Horkheimer
  89.  Nella medicina diventa produttiva la reazione psichica alla riduzione dell’uomo a corpus, nella tecnica quella alla reificazione di tutta la natura. Adorno-Horkheimer
  90.  Il cieco sviluppo della tecnica rafforza l’oppressione sociale, e ad ogni passo lo sfruttamento minaccia di trasformare il progresso nel suo contrario, la barbarie completa. Horkheimer
  91.  […] dovremmo stare attenti a non sopravvalutare la scienza e i metodi scientifici quando si tratta di problemi umani; e non dovremmo ammettere che gli esperti siano gli unici ad aver diritto di pronunciasrsi su questioni riguardanti l’organizzazione della società. Einstein
  92.  L’anarchia economica della società capitalista, quale esiste oggi, rappresenta secondo me la vera fonte del male. Einstein
  93.  Il capitale privato tende a concentrarsi nelle mani di pochi, in parte a causa della concorrenza fra i capitalisti, in parte perché lo sviluppo tecnologico e la crescente suddivisione del lavoro incoraggiano la formazione di più grandi complessi di produzione a spese dei minori. Il risultato di questi sviluppi è un’oligarchia del capitale privato il cui enorme potere non può essere essere controllato neppure da una società politica democraticamente organizzata. La verità di ciò è determinata dal fatto che i membri dei corpi legislativi vengono scelti dai partiti politici, ampiamente finanziati o in altro modo influenzati dai capitalisti privati i quali, a ogni fine pratico, separano l’elettorato dal corpo legislativo. La conseguenza è che i rappresentanti del popolo non proteggono, di fatto, in modo sufficiente gli strati meno privilegiati della Inoltre, nelle condizioni attuali, i capitalisti privati controllano inevitabilmente, direttamente o indirettamente, le fonti principali di informazione: stampa, radio, educazione. È quindi, estremamente difficile e anzi, nella maggior parte dei casi, del tutto impossibile che i cittadini pervengano a delle conclusioni oggettive e facciano un uso intelligente dei loro diritti politici. Einstein, Pensieri degli anni difficili.
  94.  […] dobbiamo ricordare che ciò che osserviamo non è la natura in se stessa ma la natura esposta ai nostri metodi d’indagine. Heisenberg
  95.  Per gli uomini come sono oggi c’è solo una novità radicale, ed è sempre la stessa: la morte. Walter Benjamin
  96.  Tutte le parole saranno termini tecnici quando l’oscurità sarà per tutti allo stesso modo velata, essendo gli uomini tutti allo stesso modo addomesticati. Michelstädter
  97.  Gli uomini parleranno, ma oudèn léxousin. Michelstädter
  98.  Lo Stato lascia gli individui il più possibile liberi di giocare come vogliono, basta che non facciano sul serio e che non lo dimentichino. Stirner
  99.  Capìto che ai gatti bisogna dare del Lei? Bulgakov
  100.  Vista in sezione, la struttura sociale del presente dovrebbe configurarsi all’incirca così: Su in alto i grandi magnati dei trust dei diversi gruppi di potere capitalistici che però sono in lotta tra loro; sotto di essi i magnati minori, i grandi proprietari terrieri e tutto lo staff dei collaboratori importanti; sotto di essi – suddivise in singoli strati – le masse dei liberi professionisti e degli impiegati di grado inferiore, della manovalanza politica, dei militari e dei professori, degli ingegneri e dei capufficio fino alle dattilografe; ancora più giù i residui delle piccole esistenze autonome, gli artigiani, i bottegai, i contadini e tutti quanti, poi il proletariato, dagli strati operai qualificati meglio retribuiti, passando attraverso i manovali fino ad arrivare ai disoccupati cronici, ai poveri, ai vecchi e ai Solo sotto tutto questo comincia quello che è il vero e proprio fondamento della miseria, sul quale si innalza questa costruzione, giacché finora abbiamo parlato solo dei paesi capitalistici sviluppati, e tutta la loro vita è sorretta dall’orribile apparato di sfruttamento che funziona nei territori semi-coloniali e coloniali, ossia in quella che è di gran lunga la parte più grande del mondo. Larghi territori dei Balcani sono una camera di tortura, in India, in Cina, in Africa la miseria di massa supera ogni immaginazione. Sotto gli ambiti in cui crepano a milioni i coolie della terra, andrebbe poi rappresentata l’indescrivibile, inimmaginabile sofferenza degli animali, l’inferno animale nella società umana, il sudore, il sangue, la disperazione degli animali. Attualmente si parla molto di «visione d’essenza». Una volta che uno ha «visto» l’«essenza» del grattacielo, nei cui ultimi piani i nostri filosofi sono autorizzati a filosofare, non si meraviglia più che essi sappiano tanto poco di questa loro altezza reale e parlino sempre soltanto di un’altezza immaginaria; egli sa, ed essi stessi forse intuiscono che altrimenti verrebbe loro il Non si meraviglia più che preferiscano costruire un sistema di valori positivi che uno di valori negativi; che preferiscano parlare «dell’uomo in generale» invece che degli uomini in particolare, dell’essere tout court invece che del loro proprio essere; altrimenti per punizione potrebbero essere costretti a trasferirsi a un piano sottostante. Egli non si meraviglia più se essi discorrono dell’«eterno», giacché le loro chiacchiere, in quanto componente del suo cemento, tengono insieme quest’edificio dell’umanità attuale. Questo edificio, la cui cantina è un mattatoio e il cui tetto è una cattedrale, dalle finestre dei piani superiori assicura effettivamente una bella vista sul cielo stellato. Max Horkheimer, Il grattacielo, da Crepuscolo. Appunti presi in Germania 1926-1931, Einaudi, Torino 1977, pp. 68-70
  101.  L’inchino l’abbiamo imparato dai cani.
  102.  Mozart perseguitato dai debiti va risarcito a ogni suo nuovo concerto.
  103.  Il cancerogeno non si vede, dunque è un’invenzione di ambientalisti e complottisti.
  104.  Il progresso scientifico ha bisogno di soldi.
  105.  Duecento anni fa è nato Marx e non è ancora morto.
  106.  Tale l’arte tale l’artista, tale l’albero tale il frutto.
  107.  Il nuovo pensiero si imporrà quando sarà troppo tardi
  108.  E gli insetti se la ridono, hanno superato la lunga crisi del Permiano e del Cretaceo, supereranno anche questa breve dell’Antropocene.
  109.  Il teatro è dire che, se vengono altri cadaveri, si è a teatro. Dylan Thomas
  110.  Se mi busco un tumore, il giorno dopo continuerò al piano coi mei esercizi Aebersold.
  111.  La nuova arte è tanto astratta quanto lo sono diventati i rapporti umani. Adorno
  112.  Sarebbe ora che i bambini illuminassero i genitori sui misteri della vita sessuale. Kraus
  113.  Il segreto dell’agitatore è di rendersi stupido quanto i suoi ascoltatori, in modo che questi credano di essere intelligenti come lui. Kraus
  114.  Alla fine tutto si scompiglia perché una certa cosa nella natura non ha voluto adattarsi al sistema… Kraus
  115.  Il progresso celebra vittorie di Pirro sulla natura. Kraus
  116.  Se bisogna proprio credere in qualcosa che non si vede, allora preferisco comunque credere ai miracoli che ai bacilli. Kraus
  117.  Tragica missione della natura! Perché questo lungo piacere della donna non è accertabile come l’attimo dell’uomo! Kraus
  118.  Quando gli animali sbadigliano hanno un volto umano. Kraus
  119.  Siamo stati abbastanza complicati da costruire la macchina e siamo troppo primitivi per farsi servire da essa. Kraus
  120.  Il timore della morte è il miglior segno d’una vita falsa, cioè cattiva. Wittgenstein
  121.  Tutta la moderna concezione del mondo si fonda sull’illusione che le cosiddette leggi naturali siano le spiegazioni dei fenomeni naturali. Wittgenstein
  122.  Economia nell’armonia jazz: al piano le voci dell’accordo senza fondamentale (affidata al contrabasso) e agli altri il gioco con la melodia. Sono ammesse anche serie deodecafoniche.
  123.  Racimola i risparmi di una vita per farsi una biblioteca.
  124.  Nella storia si parla veramente troppo poco degli animali. Elias Canetti
  125.  Viene fuori che gli atomi non esistono. Eppure le bombe atomiche rimangono. Canetti
  126.  […] la storia, lungi dal congedarsi da noi, ci tiene il fiato sul collo, rendendoci testimoni di eventi e conflitti che fino a ieri ritenevamo impossibili o semplicemente superati. Maurizi
  127.  Einstein, ragazzi, non credeva nel Big Bang.
  128.  Presunzione sentirsi più buono degli altri.
  129.  Visualizzare su uno schermetto l’itinerario della propria camminata non aggiunge granché al profumo di ginestre.
  130.  È morto chiedendo dell’andamento della Borsa.
  131.  Nella stanza di Luciano Berio c’era un poster di Zappa.
  132.  Neppure per luoghi comuni, si pensa per slogan.
  133.  Lo sapete, Troia e Lucera, che siete nate su due colline create da depositi di sabbia argillosa portata dal Libeccio?
  134.  Scontato che nell’universo esistono miliardi di pianeti con esseri più o meno intelligenti di noi, ma la loro distanza di centinaia, migliaia e milioni di anni luce ne richiede il doppio solo per rispondere a un ciao.
  135.  Ti addormenti lasciando accesa la radio o la televisione e i sogni te le fanno ascoltare o vedere nella propria maniera stramba.
  136.  Fabbriche e allevamenti non sono aperti al pubblico.
  137.  Ed ecco l’Europa, di nuovo razzista.
  138.  Si inizierà col protestare contro la pubblicità.
  139. Religioni millenarie potrebbero finire col proporsi come argini contro l’imbarbarimento della megasocietà se non dovessero funzionare i principi etici su cui essa si fonda.
  140.  Le citazioni sono utili in periodi di ignoranza o di oscure credenze. Debord
  141.  L’estensione della logica del lavoro in fabbrica si applica a gran parte dei “servizi” e delle professioni intellettuali. Debord
  142.  La mia vacanza è proprio il mio lavoro. Marina Cvetaeya
  143.  L’avvento di internet segna l’asservimento decisivo del genere umano al sistema capitalistico.
  144.  Non sono le stelle troppo lontane, sono le scale per raggiungerle troppo corte. Proverbio cinese
  145.  Tortura in fin di vita l’accanimento terapeutico.
  146.  Il Celone era potabile.
  147.  Addio, orso bianco.
  148.  Del benessere gode una piccola parte degli uomini, un’infinitesima deglii animali e delle piante e nessuna delle pietre.
  149.  Se ne ascolti le parole non ne senti la musica e viceversa.
  150.  Brahms
  151.  Elusiva la melodia di fine Ottocento, nel Novecento mena il can per l’aia.
  152.  Allenamento nello sport e nell’arte, l’uno a superare limiti, l’altro a incarnarli.
  153.  Guardare gli animali negli occhi.
  154.  Lo stato borghese il fascismo ce l’ha nel sangue.
  155.  “Il socialismo è una concezione superata, ottocentesca”, dicono i sostenitori del libero mercato. Teoria settecentesca. Maurizi
  156.  Anche se tu dovessi vivere tremila anni e dieci volte altrettanto, in ogni caso ricorda che nessuno perde altra vita se non questa che sta vivendo, né vive altra vita se non quella che sta perdendo. Pertanto la durata più lunga e la più breve coincidono. Marco Aurelio
  157.  Ognuno vale quanto le cose a cui dà importanza. Marco Aurelio
  158.  Le bassezze, le volgarità, gli atti di disumanità che ho commesso per timidezza! Cioran
  159.  Si inizierà col liberare scienza e tecnologia dalle mani di costoro.
  160.  Unica costante nella storia di Roma le amabili pecore.
  161.  Alla fine dei tempi risorgeranno i luddisti.
  162.  Dopo millenni dalla loro scoperta la successione dei numeri primi resta un enigma.
  163.  Riuscirà un computer a trovarne l’algoritmo?
  164.  Posso comunicare audio e video della rosa selvatica sul mio balcone. Costoro credono che in futuro si potrà comunicarne anche il profumo.
  165.  Se i capitalisti entreranno nelle favole, avranno la considerazione di re, regine, principi e principesse o quella di orchi, draghi e streghe?
  166.  Lasciate che i bambini restino animisti e che i loro giocattoli non soffrano il freddo.
  167.  Quello ti prende per una siepe fiorita e tu lo scacci sventagliando con la mano.
  168.  I diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio di tutti, sennò chiamateli privilegi. Gino Strada
  169.  Liberi di esprimere opinioni e schiavi dei comportamenti di massa.
  170.  L’indifferenza nei confronti dei migranti ci prepara all’indifferenza nei confronti delle nostre sventure.
  171.  Vegetariani e vegani stanno qui a dirci quanto avevano detto Pitagora e Plutarco, dal rifiuto del cibo animale può iniziare la redenzione del mammifero uomo.
  172. Delle scimmie non possono scrivere la Divina Commedia battendo a caso sui tasti. Ma possono tranquillamente scrivere musica di successo: non troverebbero nessuna scimmia tanto stupida da ascoltarla, ma esseri umani quanti ne vogliono. Marco Maurizi
  173. Lui a lei. Sei bella come una Ferrari.
  174.  Dovrei avere più paura di attraversare la strada o di mettermi in macchina che di cinghiali, vipere e lupi.
  175. L’Europa, culla di civiltà, ne sta diventando la bara. 
  176. Se il ragno cade ha subito una corda a disposizione.
  177. Poche le parole nuove che durano più di qualche decennio.
  178.  Il jazz ci ha regalato la dominante con la nona aumentata.
  179.  Toh, l’idea del Big Bang è venuta in mente a un prete.
  180. Tu vivi coi prodotti del mio lavoro, io no con quelli del tuo. Una bracciante agricola pugliese a una ministra
  181. Anche guardandoci nei video abbiamo bisogno degli altri per specchiarci.
  182. Il metodo scientifico: porsi un problema, ecc. ecc. E se il problema è porsi il problema del metodo scientifico?
  183. Musica asfittica prodotta da software e aggeggi elettronici.
  184. Sorriso forzato in ballerini e atleti nonostante il fiatone.
  185. A Dio si dà del tu.
  186. Il toporagno costruisce strade.
  187. La pubblicità trionfa sulle magliette degli schiavi.
  188. La parola arte, invenzione borghese.
  189. L’olio santo e l’acqua santa.
  190. I miti non sono invenzioni letterarie.
  191. La drammaturgia offende il teatro.
  192. Nel jazz il diabolus diventa bello.
  193. Fondamentalismo. Linea conservatrice e intransigente del libero mercato.
  194. I re la corona in testa, costoro l’abbrozzantura in faccia.
  195. Ciò che era predestinato è adesso geneticamente determinato.
  196. Dove va il jazz? – All’inferno (Monk)
  197. Scritto da un essere felice.  
  198. E intanto le galassie continuano la loro corsa forsennata.
  199. Lei ha provato a mormorare le dolci fusa del gatto.

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