Il mio gatto
Sembra non curarsi dei miei dolori
Proprio non riesce a capirli
Questi melodrammi così umanamente
Poco umani

Con quel suo zampettìo indifferente
Sfiora il pavimento
Per non contaminare
Con la polvere dei miei malesseri
I suoi cuscinetti di velluto
E se ne sta indolente
Su sedie letti divani

Ama guardare dall’alto
Valutare, verificare
Giudicare al momento giusto
Lanciare maledizioni silenziose
Sulla mia pessima morale
Da mortale teatrante

Per fortuna
Sembra dimenticarla ogni notte
In cui con clemenza
E carità cristiana
Decide di non cacciarmi di casa
E dormire sulle mie gambe

Solo così posso essere sicura
che il mattino successivo
Sarò ancora in vita:
Grazie al suo lavoro sporco
Da agnello di Dio
Che redime paziente
I miei peccati quotidiani

Versi di Chiara Ciccone

Chiara Ciccone nasce a Roma il 2 giugno 1999.
Attualmente è iscritta al corso di laurea magistrale di lingue e letterature europee ed americane all’Università di Roma Tor Vergata. I suoi interessi letterari (che prediligono la poesia nuda, tagliente e sanguinante di Patrizia Cavalli, Anna Achmatova e Emily Dickinson) si accompagnano a quelli musicali: dopo aver studiato per un breve periodo chitarra classica, nel 2017 entra a far parte del collettivo S.T.O.P. come chitarrista e cantante.

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